A Guardia Piemontese in Calabria ogni terra ha un nome

A Guardia Piemontese, enclave occitana in provincia di Cosenza in Calabria, è largamente diffusa la consuetudine di dare un nome alle terre. Qui ogni terra ha un nome ovviamente in lingua occitana (con video intervista).

4 Minuti di lettura

Siamo a Guardia Piemontese, comunità alloglotta di origine occitana in provincia di Cosenza, in Calabria, e La Gàrdia è la sua denominazione in lingua Occitana, lingua qui ancora diffusa e parlata, anche dai più giovani.

Ho conosciuto Guardia Piemontese per un lavoro catalogazione dei beni demo-etno-antropologici per la valorizzazione e la conoscenza degli elementi tradizionali della cultura Guardiola definita, assieme all’area Grecanica e all’Arbëreshë, come una delle 3 minoranze storico-linguistiche Calabresi. Qui parlerò della toponomastica dei luoghi e in particolare dell’uso dei Guardioli di attribuire specifici nomi alle terre, ovviamente in lingua occitana.

Per correttezza devo anticipare che la comunità Occitana Calabrese di Guardia Piemontese è in qualche modo sfuggita agli interessi antropologici contemporanei, qui però ho conosciuto e ri-conosciuto una cultura in qualche modo ancora viva, seppur con dinamiche singolari, anzi singolarissime.

Ma prima ancora, in questo minuscolo borgo ho conosciuto persone graziose, silenziose, estremamente educate che mi hanno comunicato un incredibile patrimonio storico-antropologico a tratti bizzarro.

Pillola storica…

Gli Occitani s’insediarono a Guardia tra il XII e il XIII secolo arrivando dal Piemonte. Parrebbe che in quei secoli, nonostante la diversità, i Valdesi di Guardia vissero senza conflitti e in armonia con le comunità cattoliche circostanti. Di seguito, però, furono colpiti dalla crociata del Cardinale Michele Ghislieri (poi Papa Pio V), è la strage del 5 Giugno 1561 conosciuta storicamente come la strage dei Valdesi di Guardia Piemontese, con l’uccisione di gran parte della popolazione.

L’inquisizione impose addirittura l’uso di porte munite di spioncino apribile solo dalla parte esterna per consentire ai frati domenicani di controllare la vita privata degli ex eretici scampati al massacro, e allora massimo rispetto per la comunità di Guardia Piemontese. Ma ritorniamo a noi, perché da questa storia capiamo che qui ogni terra ha un nome anche perché diventa necessario definire e ri-definire una presenza reale per un costante appaesamento.

A Guardia Piemontese ogni terra ha un nome

Si, a Guardia Piemontese è largamente diffusa la consuetudine di dare un nome alle terre e ogni terra ha un nome, ovviamente in lingua occitana. Brugonha, Enquisitor, fontana Murlha, Embrésh, Coumba, Cós Rossina, sono solo alcuni di questi stravaganti nomi che i Guardioli usano per identificare i loro luoghi, per dare ordine alle loro mappe mentali.

Diversi sono i criteri di scelta, e in queste scelte creativamente s’intrecciano storia, biografie, avvenimenti, luoghi, memorie fondanti per un’identità comunitaria mappata che consente un orientamento comune inclusivo e assieme esclusivo.

A ben vedere (e anche a ben sentire) non si tratta di una semplice rappresentazione del territorio, stiamo parlando di immagini collettive e saperi trasmessi e tramandati esclusivamente per via orale che mettono in luce anche l’intima relazione dei Guardioli con l’ambiente circostante e quello immaginato.

L’antropologo e architetto Franco La Cecla nel suo Mente Locale. Per un’antropologia dell’abitare (a mio avviso un piccolo capolavoro dell’antropologia contemporanea) definisce il fare mente locale come la facoltà di creare mappe mentali che consentono di abitare i luoghi. Facoltà che dopo essere acquisita permette di immaginare, costruire e trasformare gli spazi e di seguito usarli.

E così, il paesaggio di Guardia Piemontese diventa un luogo diversamente immaginato dove le relazioni si amplificano connettendo l’intera comunità a una memoria collettiva mantenuta viva nell’uso inclusivo ed esclusivo dai nomi degli spazi. E ancora, qui la storia si confonde con la leggenda come quella dello Scoglio della Regina.

La leggenda dello scoglio della regina

A Guardia Piemontese in Calabria ogni terra ha un nome - Lo Scoglio della Regina

L’antica leggenda ricorda una coppia di giovani sposi di dinastia reale che si trovarono a navigare le acque tirreniche perché diretti in Oriente per rivolgersi a dei maghi per via della sterilità della Regina. Secondo la leggenda i due sposi erano Edoardo d’Inghilterra e Isabella di Francia.

Giunta nelle vicinanze della spiaggia di Guardia Piemontese la barca a vela fu costretta a cambiare rotta e sbarcare per l’improvviso cambiamento di direzione dei venti che ostacolava la navigazione. Fu così che la coppia reale trovò rifugio in una piccola grotta rocciosa scavata presso uno scoglio immerso per metà nell’acqua del mare.

Durante il soggiorno la Regina si trovò a passeggiare su quella spiaggia e notò che scorreva un piccolo fiume le cui acque erano di temperatura calda perché solfuree, decise allora di immergersi. La leggenda vuole che la Regina nei giorni successivi ripetesse i bagni accorgendosi di un misterioso mutamento: erano i primi sintomi della maternità.

Gli sposi allora sedotti dall’evento prodigioso decisero di intrattenersi per qualche tempo nel rifugio del caratteristico scoglio. Intanto si diffuse la notizia delle virtù terapeutiche nella sterilità femminile di quelle acque solfuree e calde sorgenti da Cós Rossina note come Terme Luigiane.

Quindi?

Quindi a Guardia Piemontese ogni terra ha un nome e a Guardia non c’è luogo senza nome ovviamente in lingua occitana. Detto altrimenti qui ogni luogo esiste esattamente in quanto riceve il suo nome.

I luoghi qui diventano fisici e assieme simbolici, per rendere decisamente familiare qualcosa che forse non lo è e avvicinare quello che probabilmente è fisicamente distante, come per esempio Brugonha (Borgogna, il nome di una regione della Francia peraltro molto vicina ai territori occitani) e ancora Embrésh (Arbëreshë, dal proprietario della terra di etnia Albanese).

Dimenticavo, a Guardia Piemontese ogni animale ha un nome, e ovviamente in lingua occitana.

A presto, Sergio.

Ps: si ringrazia l’amico Domenico Iacovo.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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