Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Lhi Penalhs, la struttura rigida a forma di cuore rovesciato come acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese, enclave occitana calabrese in provincia di Cosenza…

5 Minuti di lettura

L’antropologo Arjun Appadurai nel suo Il futuro come fatto culturale ha ragione di sostenere che gli oggetti culturali, incluse immagini, lingue e acconciature, si muovono sempre più rapidamente attraverso confini regionali e nazionali. E questo per merito delle dinamiche della modernizzazione che caratterizzano i flussi globali culturali che insieme generano, anche, la produzione di località e di soggettività locale.

Tutto questo, pare, sia capace di generare nuove geografie. E ci sono geografie particolarmente complesse come quella di Guardia Piemontese, comunità alloglotta di origine Occitana in provincia di Cosenza in Calabria, nel territorio conosciuto anche come Riviera dei cedri, e La Gàrdia è la sua denominazione in lingua Occitana, lingua qui ancora diffusa e parlata, anche dai più giovani.

E’ giusto precisare che la ricerca etnografica su Lhi Penalhs (che sarebbe la particolare acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese) è stata possibile grazie all’amicizia e alla minuziosa ricerca di Silvana Primavera e Angelica Tundis dal titolo La Tramontana, tra l’altro al momento ancora inedita. Quanto seguirà, dunque, è un’esclusiva assoluta.

Una breve premessa

Pare che la comunità occitana calabrese sia in qualche modo sfuggita agli interessi antropologici contemporanei.

Però, se è vero, com’è vero, che l’Antropologia e quindi gli Antropologi propongono come proprio oggetto di studio il patrimonio culturale vivo e in qualche modo ancora agito, è altrettanto vero che Guardia Piemontese è perfettamente in linea con il postulato Lavoisieriano, conosciuto anche come legge della conservazione della massa, per cui nulla si crea, nulla si distrugge…

Chissà, magari a volte diventa necessario sporcarsi le mani e correre il rischio di risultare anche un po’ pop, tuttavia quello che è possibile osservare a Guardia Piemontese non è di certo folklorismo ricamato ad hoc per ingraziarsi i favori dell’industria mass mediale. Anzi, il contrario.

A Guardia Piemontese è possibile conoscere e ri-conoscere una cultura in qualche modo ancora viva, seppur con dinamiche singolari, anzi singolarissime. Ma ancor prima questo minuscolo borgo è abitato da persone graziose, silenziose, estremamente educate.

Si tratta di un popolo particolarmente attento alle proprie eredità culturali, custode geloso della propria diversità che, segretamente, mira a resiste al rischio dell’appiattimento contemporaneo a costo dell’isolamento, a costo della perpetuazione della propria subalternità. Atteggiamento forse storicizzato, ereditato. Ethos di una comunità nei secoli soggetta a continue e ripetute discriminazioni, a tratti anche vergognosamente violente.

Pillola storica…

La comunità Valdese s’insediò a Guardia tra il XII e il XIII secolo arrivando dal Piemonte. Parrebbe che in quei secoli, nonostante la diversità, i Valdesi di Guardia vissero senza conflitti e in armonia con le comunità cattoliche circostanti.

Di seguito, però, furono colpiti dalla crociata del Cardinale Michele Ghislieri (poi Papa Pio V). E’ la strage del 5 Giugno 1561, conosciuta storicamente come la strage dei Valdesi di Guardia Piemontese, con  l’uccisione di gran parte della popolazione.

L’inquisizione impose addirittura l’uso di porte munite di spioncino apribile solo dalla parte esterna per consentire ai frati domenicani di controllare la vita privata degli ex eretici scampati al massacro. Ma ritorniamo a noi…

L’abito tradizionale femminile di Guardia Piemontese

L’abito tradizionale della donna di Guardia Piemontese è certo uno dei simboli che caratterizza la cultura e la storia di La Gàrdia, anche e soprattutto in relazione della pillola storica sopra solo accennata.

Bisogna ricordare che a Guardia Piemontese si distinguono almeno 3 abiti tradizionali: Tramontana DornTramontana de lot e la Tramontana. Abiti che differiscono notevolmente dagli altri costumi tradizionali diffusi nel territorio Calabrese: se questi in genere mostrano le bellezze femminili, la Tramontana pare tendere a nasconderle, a contenerle.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Tramontana – Abito tradizionale di Guardia Piemontese

In ogni modo la Tramontana di Guardia Piemontese si compone di diverse parti: la chamisa camicia bianca di cotone con un colletto lavorato all’uncinetto o la gorgìera, un colletto di stoffa ricamata per le donne più povere.

Le maniche lunghe sono strette al polso con un bottone che in alto formano le bòfa, ricamate a punto intaglio. Sulla camicia si alloggia la sottoveste di colore rosso, camisol e ancora sopra la gonèlla pieghettata e variegata in oro realizzata in genere con nove metri di stoffa di colore verde o blu. Una caratteristica della gonèlla e la sua legatura, cioè si annoda al di sopra del seno e non ai fianchi.

L’abito è impreziosito dalle mezze maniche, mèsa mània, dalla boca mània e dal grembiule, faudil. I nastri che legano le maniche al bustèt sono di colore d’oro e formano due rose dorate, detti gallon. Da un lato del grembiule, infine, scende un fazzoletto di seta, macalor a la banda, a simboleggiare lo status della donna.

Sulla testa, invece, si porta lhi Penalhs dalla forma di cuore e di seguito coperto da un fazzoletto o da un tulle bianco, mocalor de la tèsta.

L’acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese e lhi Penalhs

Per realizzare l’acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese i capelli sono raccolti in una coda dietro la nuca, dalla coda si creano due trecce intrecciate con nastri di cotone, sagarèllas, infine fissate con forcine in modo da renderle rigide.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

L’acconciatura a intreccio dei capelli si realizza con cordicelle per formare ai lati della nuca trecce molto rigide accolte ne lhi penalhs sponuts, una struttura rigida a forma di cuore rovesciato.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Quindi i lhi Penalhs viene fissato avvolgendo i due nastri intorno al capo della donna con un doppio giro per poi stringerli dietro con un nodo. Anche i nastri sono fissati ai capelli con forcine.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Si procede con il velo di cotone o tulle (mocalor de la tèsta) che copre armoniosamente i lhi Penalhs. Il velo bianco avvolge a mo’ di cuffia i lhi Penalhs, lasciando intravedere sia le due ciocche di capelli sulla fronte della donna sia la forma e i colori de lhi Penalhs.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Il velo viene quindi fissato sotto la coda annodando i fili che pendono da due estremità.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

A questo punto il velo bianco viene ulteriormente stretto dietro il capo annodando le due estremità e assicurato alla coda dei capelli con forcine. La parte rimanente del velo, infine, viene lasciata cadere lungo la schiena per formare una lunga coda e ancora bloccato ai capelli con forcine.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Per terminare si separano le due ciocche di capelli per lasciarle cadere armoniosamente sulla fronte della donna Guardiola.

Acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piemontese

Leggi anche: La Ghironda occitana di Guardia Piemontese in Calabria

Eredità culturali

In passato lhi Penalhs (acconciatura tradizionale della donna di Guardia Piementese) erano ricavati dai capelli intrecciati con cordicelle, sostituite poi dall’attuale sostegno rigido di corda, Lhi penalhs sponuts appunto, la struttura rigida a forma di cuore rovesciato che ricorda fortemente gli arcelets indossati durante il 1500 in Francia.

E ancora, questa particolare acconciatura prevedeva che lhi Penalhs doveva essere avvolto da un tulle bianco nel caso delle donne sposate, per le donne nubili lhi Penalhs prendeva invece il nome di trecce che non dovevano essere rigide e non erano coperte dal fazzoletto. Infine, nel tipico vestito da lutto, lhi Penalhs delle donna guardiole erano coperti da un fazzoletto nero.

E questo perché i capelli erano e continuano ad essere un simbolo, anche della femminilità, e portarli scoperti non era una prerogativa di tutte le donne. Dopo il matrimonio, pero, i capelli dovevano essere coperti, solo alle adolescenti e alle nubili era concesso mostrarli.

Oggi a Guardia Piemontese poche anziane donne usano questa acconciatura tradizionale. Sono soprattutto le giovani generazioni a rinnovare la tradizione durante i festival, le giornate di formazione e i gemellaggi con le altre comunità occitane nazionali e internazionali.

Una tradizione, quella di Guardia Piemontese, tenuta ancora in vita per la passione e l’amore delle proprie eredità culturali

A presto, Sergio.

Ps: si ringrazia Silvana Primavera, Valentina Tundis, Angelica Tundis e Domenico Iacovo.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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