La nobile arte della Seta a Catanzaro

C’era una volta a Catanzaro la nobile arte della Seta

La nobile arte della seta a Catanzaro in Calabria, le cui conoscenze seriche furono introdotte dai Bizantini per affinarsi con i Saraceni e perfezionarsi nel periodo Normanno e Svevo, e questo anche grazie alla colonia ebraica…

4 Minuti di lettura

Se apriamo il dizionario etimologico, alla voce arte troviamo definizioni come mosso, suscitato, adattato, spedito, e ancora fedele, aderente, eccellente, nobile, ben composto e soprattutto perfetto o meglio: pervenuto o condotto a perfezione.

Bene, l’arte della Seta a Catanzaro era già condotta a perfezione quando altrove era solo in fase sperimentale anche perché, secondo una tradizione locale, furono i Catanzaresi a importare la nobile arte della Seta in Francia.

Di più, in quei tempi l’industria serica a Catanzaro impiegava gran parte della popolazione cittadina, così come quella rurale, popolazione che aveva addirittura l’ardire di sfoggiare quotidianamente pittoreschi vestiti di damasco qui prodotti. E ancora, la seta costituiva la parte principale del corredo della sposa, anche quella di umili origini.

E allora siamo a Catanzaro, o meglio eravamo a Catanzaro, la città delle 3 V: San Vitaliano, Vento e Velluto appunto, nel territorio conosciuto anche come Costa degli aranci… e immaginiamo un’immagine.

Questa volta, però, l’immagine che dobbiamo immaginare non è sbiadita e neanche in bianco e nero, perché i velluti qui prodotti erano belli e soprattutto straordinariamente colorati, esattamente come il parato di velluto verde donato dall’Università di Catanzaro a Ladislao I Re di Napoli: un velluto intarsiato d’oro che ornava la sala della Reggia dei Durazzo in Castel Capuano nella capitale del regno. Erano gli ultimi anni del 1300.

Una pillola storica

Questa immagine a colori deve riportarci al medioevo quando la coltivazione del gelso, così come la bachicoltura e la filatura erano sapientemente praticate in Calabria, per tentare di vedere come in quel tempo questa regione fosse tra le maggiori produttrici mondiali di seta.

Ma prima ancora, com’è spesso accaduto per le storie calabresi, anche in questa storia un mix di elementi si sono mescolati tra loro. E allora le conoscenze seriche furono introdotte in Calabria dai Bizantini importandole dall’oriente, per perfezionarsi con i Saraceni e trasformarsi nella nobile arte della Seta nel periodo Normanno e Svevo, e questo anche grazie alla colonia ebraica, colonia che aveva il suo ghetto e la sua sinagoga nel centro storico della città. Una curiosità, in questo periodo sorsero anche i primi istituti di credito in città, le banche.

In effetti, pare che l’introduzione dell’arte della seta in Calabria sia fatta risalire al periodo compreso tra la fine dell’XI secolo e la prima metà del XII, e precisamente con l’arrivo dei Normanni. Periodo che corrisponde, fra l’altro, al passaggio dall’epoca Bizantina a quella Latina.

In ogni modo, è certo che già nel XIII secolo la Calabria vantava il primato dell’arte in tutta la penisola e Catanzaro godeva di notevoli privilegi, privilegi che garantirono lo sviluppo dell’Arte, anzi della nobile arte della seta. Per farci un’idea, i mercanti Catanzaresi erano affrancati da tutti dazi e, tra il XV e il XVI secolo, fu concesso il Consolato dell’Arte della Seta, il primo consolato del Regno dopo Napoli, consolato composto dai 3 consoli della nobile arte della seta.

Un’altra curiosità, Catanzaro mantiene ancora via della Seta così come via Filanda, una via situata nel rione chiamato Maddalena a memoria del quartiere dove sorgevano le Filande appunto. Esattamente qui avveniva la lavorazione della seta.

L’oltre del folklore: la nobile arte della Seta a Catanzaro

La coltivazione del gelso, l’allevamento del baco da seta per la produzione di bozzoli e la filatura, o meglio la trattura (cioè la fase in cui si dipanava il filo dal bozzolo per avvolgere il filo di seta in matasse), così come la conseguente tessitura, erano tutte attività ampiamente praticate a Catanzaro, e con una certa raffinatezza. Attività che impiegavano un gran numero di maestranze.

Grossomodo funzionava così: toccava ai contadini coltivare il gelso e allevare i bachi da seta presso le loro case per poi portare i bozzoli al mercato e venderli ai filandari locali o ai mercanti stranieri. Presso le filande si procedeva nella stufatura dei bozzoli e in seguito nella trattura, cioè si ricavava e avvolgeva il filo negli aspi per formare così le matasse di seta greggia, lavoro evidentemente femminile.

E allora, i bachi erano immersi in acqua contenuta in una caldaia, ‘A Caddara, retta da un treppiede, ‘U Trippedi, ovviamente sotto i carboni ardenti e il fuoco, di seguito si iniziarono a costruire grandi fornaci.

Le filandare, quindi, raggiunta l’acqua la giusta temperatura agitavano i bozzoli e in un movimento circolare con un’arnese formato da piccoli rametti, quindi i capi della seta si appigliano ai rametti. A questo punto era sufficiente tirare su l’arnese per avvolgere i fili così ottenuti a un grande aspo per formare la matassa, matassa che rimarrà poi ad asciugare.

Questa immagine a colori, però, mi fa vedere anche dell’altro… vedo donne che lavoravano nel segreto delle loro modeste case. Anche qui facevano bollire l’acqua e dall’acqua, come per magia, tirare fuori il filo di seta, filo di seta da avvolgere in matasse prima e filare poi, magari con conocchie. Donne impegnate a filare un filo che poi avrà una trama ardita carica di desideri, speranze, visioni…

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

La storia, quella ufficiale, ci dice anche che quelle matasse poi passavano nei telai per creare orditi damaschi che ancora arricchiscono le sale delle corti Italiane ed Europee (oggi musei magari).

Damaschi che vestivano donne rendendole bellissime e ancora, damaschi che accompagnavano passaggi rituali come la nascita, il matrimonio, la morte. Damaschi che, per chi ha la fortuna di possederne uno, ancora custodiscono gelosamente le cellule di chi è stato artefice di questo prodigio.

Leggi anche: La storia dei cestai fossatasi di Fossato Serralta in Calabria

La nobile arte della Seta a Catanzaro oggi

Capita che le immagini a colori, troppo esposte al sole, sbiadiscano, perdano i loro toni, toni che illuminano la visione arricchendola di nuovi aneddoti.

Altre volte capita che il sole illumini quelle parti sfuocate, trascurate, producendo contrasti accecanti perché troppo oscuri. Sarebbero quelle porzioni d’immagine che non si vedono, ma che comunque ci sono.

E questa è un’immagine che ci fa vedere, ma ancor prima immaginare, di quanti diversi colori è fatta la storia della nobile arte della seta a Catanzaro, una storia incredibilmente bella, fatta di omissioni che è bello omettere.

Così, per ricordarne qualcuna, un drappo di seta bianca ricopre la Naca di Catanzaro, la culla dove riposa il Cristo portata in processione il venerdì che anticipa la Pasqua. E ancora, sono tessute e ricamate in oro la veste e il manto di seta del simulacro della Immacolata Concezione presso l’omonima Basilica di Maria Santissima Immacolata di Catanzaro.

Insomma, una storia fatta di creatività, quella stessa creatività che un tempo ci apparteneva. Una storia fatta di quello che è stato, di quello che sarà, ma soprattutto di quello che potrebbe essere oggi la nobile arte della Seta a Catanzaro. E questa è un’altra storia…

A presto, Sergio.

Ps: per approfondire Museo della Seta.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

2 commenti
  1. donatella
    donatella says:

    C’era volta e ci sarà ancora….. ho letto che alcuni ragazzi di San Floro hanno ripreso questa magnifica arte, si chiama nido di seta.
    Riprendiamo in mano il nostro enorme patrimonio… la nostra terra è stata da sempre generosa ma noi continuiamo a umiliarla e depauperarla in nome delle mafie!!!

    Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Grazie per il commento Donatella, e per aver letto l’articolo. Conosco l’impresa dei ragazzi della cooperativa Nido di Seta di San Floro e di altri professionisti come Angela che, in questo caso, si prodigano nel recupero della storica e Nobile Arte della Seta, e con risultati eccellenti. In generale ti posso assicurare che in Calabria, e già da qualche anno, si respira un’aria nuova. E questo soprattutto grazie alla scommessa di una generazione di imprenditori coraggiosi, così come di professionisti altamente formati e che hanno deciso di scommettere nel proprio territorio, tutte professionalità consapevoli e con competenze eccellenti. Il vecchio lo lasciamo ad altri perché tutto è già iniziato Donatella. A presto e alla prossima, Sergio!

      Rispondi

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