Mostacciolo

Dolci tipici della tradizione calabrese: i Mostaccioli di Soriano Calabro

I Mostaccioli di Soriano Calabro in provincia di Vibo Valentia (detti anche mustazzolu o mastazzolu) sono dolci rituali tipici della tradizione gastronomica Calabrese a base di farina, miele e mosto di vino modellati a mano dagli artigiani locali che conferiscono forme antropomorfe, zoomorfe e ittiomorfe.

5 Minuti di lettura

Una breve premessa

Soriano Calabro è un importante paese dell’entroterra Calabrese in provincia di Vibo Valentia, le cui origini pare siano legate alla fondazione del Convento Domenicano nel 1510, distrutto dal terremoto del 1659 e ricostruito dal Frate Bonaventura Presti architetto, ingegnere e falegname di origini Bolognesi.

Le cronache storiche raccontano come questo Convento fosse uno dei più ricchi conventi Domenicani d’Europa e famoso Santuario meta di fedeli e pellegrini provenienti da tutta l’Italia meridionale.

Il Convento fu dopo poco nuovamente raso al suolo da un nuovo terremoto, questa volta da quello terribile del 1783 (il terremoto di Reggio e Messina) che ebbe esattamente in quest’area il proprio epicentro, terremoto definito come la più grande catastrofe che colpì l’Italia meridionale nel XVIII secolo.

Il Convento fu comunque nuovamente ricostruito all’inizio dell’Ottocento.

La leggenda dei Mostaccioli di Soriano Calabro

I Mostaccioli di Soriano Calabro sono probabilmente da contestualizzare in siffatte circostanze storiche di religiosità popolare e assieme di devastanti catastrofi.

Qui è infatti ancora oggi diffusa un’antica leggenda che ricorda un Monaco di Serra San Bruno il quale avrebbe portato la ricetta del Mostacciolo dalla Certosa a Soriano Calabro. Si ritiene infatti che l’arte dolciaria sia stata trasmessa dai Monaci Certosini della Certosa di Serra San Bruno ai Frati Domenicani di Soriano Calabro.

In ogni modo, benché si ritiene che questo dolce abbia origini molto remote (arabe, greche o latine), pare che i Monaci Domenicani abbiano trasmesso alle genti del luogo l’arte pasticciera e quindi anche la ricetta dei Mostaccioli che poi nel tempo acquisirono aspetti magico-religiosi, rituali, propiziatori e anche estetici di certo esclusivi e affascinanti.

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo a forma di Cuore con scritta TI AMO

La ricetta dei Mostaccioli di Soriano Calabro

Bisogna premettere che i Mostaccioli sono dolci particolarmente diffusi in tutta l’Italia Meridionale, vi sono diverse varianti e sulla rete è possibile trovare ricette anche completamente diverse l’una dall’altra.

La ricetta tradizionale dei Mostaccioli di Soriano Calabro è molto semplice e prevede ingredienti naturali come il miele e la farina esattamente come rilevato dal glottologo Tedesco Gerhard Rohlfs e annotato nel Nuovo Dizionario dialettale della Calabria: specie di dolci di farina impastata con miele e mosto cotto.

Ingredienti:

  • 1 parte di acqua
  • 3 parti di miele (meglio se di fichi)
  • farina di tipo 00 quanto basta
  • mosto d’uva caldo (a scelta)

Segue il procedimento tradizionale di preparazione dei Mostaccioli di Soriano Calabro: è necessario dapprima setacciare la farina, meglio se su una spianatoia di legno, di seguito si aggiunge l’acqua, il miele (precedentemente sciolta a bagnomaria) e a scelta il mosto caldo e si amalgama il composto fino a ottenere un composto più o meno omogeneo.

Per ottenere ottimi Mostaccioli l’impasto non deve essere né molle né duro.

A questo punto occorre separare dal”impasto piccoli panetti da modellare per dare forma al Mostacciolo. Le forme tradizionali dei Mostaccioli di Soriano Calabro sono il gallo, il caprone, il pesce, il cavallo, l’uomo, la donna, il paniere, il cuore, la ‘S’ rovesciata ma anche figure fantastiche e a goccia come la palma.

Le decorazioni si ottengono a intaglio, grazie alla maestria dei mastazzolari e con l’aggiunta di piccoli pezzi di carta stagnola di diverso colore.

I tipici Mostaccioli di Soriano Calabro per essere pronti devono cuocere in forno a circa 180° gradi per 20 o 30 minuti. La cottura sarà ultimata quando raggiungeranno il tipico colore dorato. Infine bisogna lasciarli raffreddare per consumarli dopo qualche giorno.

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo a forma di Paniere

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo con simbolo a voluta o ‘S’ rovesciata

Alcune curiosità

La tradizione locale vuole che in origine la ricetta fosse segretissima e tramandata in via orale da padre in figlio, i maestri mastazzolari appunto, gli artigiani pasticceri di Soriano Calabro. Succede allora che nella pratica il segreto sia svelato per diventare di dominio pubblico.

Giovan Battista Marzano, nel Dizionario etimologico del 1928, scrive che i mostaccioli sono dolci caserecci fatti con farina, miele, mosto cotto, conditi di droghe, in forma romboidali a pupattoli, panieri e simili. Il nome deriva dal latino mustaceus ovvero mustaceum, da mustacea, antica focaccia per nozze preparata mescolando farina, mosto cotto, condito con grasso, cacio, anice, cotta sopra foglia di lauro.

In ogni modo i Mostaccioli di Soriano Calabro sono dolci tipici della tradizione locale prima e di seguito di quella Calabrese. Infatti, in origine cioè nel corso del 1500, i Mostaccioli erano prodotti e consumanti in paese per poi essere qui conosciuti da fedeli e pellegrini che raggiungevano annualmente il Santuario di Soriano Calabro da tutta l’Italia meridionale.

Niente di strano se qualche fedele nel suo rientro abbia riportato anche la ricetta dei Mostaccioli di Soriano Calabro apportando le dovute modifiche con le varianti che oggi conosciamo e che sono facilmente reperibili sulla rete.

Nei secoli, inoltre, questi Mostaccioli erano venduti e consumati in occasione di fiere, feste paesane, natalizie e pasquali facendo anche il giro dei paesi limitrofi.

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo a forma di goccia o palma

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo a forma di goccia o palma

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo a forma di goccia o palma

I Mostaccioli di Soriano Calabro

A ben vedere questi particolarissimi dolci non riconducono esclusivamente a un raffinato prodotto di pasticceria, ma racchiudono nelle proprie forme aspetti magico-religiosi, rituali, propiziatori e anche estetici di certo esclusivi e affascinanti.

Oggetti buoni da mangiare e da pensare e addirittura musealizzati nei principali musei calabresi come nel Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi o nella sezione Folklorica “Raffaele Lombardi Satriani” del Museo Civico di Rende.

Il cuore, per esempio, simboleggia l’amore e spesso si regalava durante fidanzamenti, matrimoni e altre ricorrenze amorose. Il cavallo, il pesce, la capra, il gallo e la palma potrebbero simboleggiare il forte legame dell’uomo con il cosmo.

Dobbiamo qui accennare che l’uso di dare alla pasta sembianze antropomorfe o zoomorfe risale a epoche molto remote.

Ercole, per esempio, usò figure di cera e di legno da sostituire alle vittime umane destinate a Plutone e a Saturno, pare che il pesce sia gradito dalle divinità e nel contempo abbia virtù curative: il pane a forma di animali offerto agli Dei evitava di sacrificare le bestie e poteva di seguito essere consumato ritualmente.

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo fantastico a forma di Sirena

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo zoomorfo a forma di cavallo

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo zoomorfo a forma di caprone

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo zoomorfo a forma di cane

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo ittiomorfo a forma di pesce

Gerocarne (comune che dista circa 3 Km da Soriano Calabro) durante il rito in onore di San Rocco i fedeli usavano acquistare Mostaccioli presso le bancarelle per poi porli in casse di legno presso la Chiesa del Santo. Infine i fedeli riacquistavano all’asta i Mostaccioli di Soriano Calabro per poi consumarli.

E ancora, come ricorda Martino Michele Battaglia, docente presso l’Università degli studi di Messina, i Mostaccioli di Soriano Calabro vengono usati dai fedeli anche come ex-voto anatomorfi (braccia, seni, gambe, cuori, piedi, mani e così via) in numerosi Santuari Calabresi e in tutto il Mezzogiorno spesso eseguiti anche su commissione.

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo antropomorfo a forma di donna

I Mostaccioli di Soriano Calabro

Mostacciolo antropomorfo a forma di uomo

Leggi anche: Dolci tipici della tradizione calabrese: le Cuzzupe calabresi

L’in-visibile

Così, i Mostaccioli di Soriano Calabro sono biscotti duri e a lunga conservazione fatti con farina, miele, acqua e in alcune versioni anche mosto di vino caldo modellati e sagomati a mano dai maestri mastazzolari che decorano i loro Mostaccioli a intaglio e con l’aggiunta di piccoli pezzi di carta stagnola di diverso colore.

Le forme più tradizionali dei Mostaccioli di Soriano Calabro sono il gallo, il caprone, il pesce, il cavallo, l’uomo, la donna, il paniere, il cuore, la ‘S’ rovesciata ma anche figure fantastiche e a goccia come la palma venduti presso le fiere, le feste paesane, quelle natalizie e pasquali, ma anche nei vari mercati rionali e oggi anche in alcuni negozi di gastronomia tipica.

Quello che più affascina di questi particolarissimi ed esclusivi dolci sono gli aspetti in-visibili, quelli magico-religiosi, rituali, propiziatori e anche estetici con forme arcaiche conferite dai maestri mastazzolari di Soriano Calabro che superano la mera raffinatezza pasticcera per realizzare opere connettive da custodire gelosamente, da musealizzare e anche buone da mangiare.

A presto, Sergio

Ps: le foto appartengono alla collezione di Mostaccioli di Soriano Calabro prodotti nello stabilimento Monardo esposti presso la Sezione Folklorica R. Lombardi Satriani del Museo Civico di Rende.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

6 commenti
  1. ELGA
    ELGA says:

    Volevo apportare un contributo a questa bella pagina che ho letto con piacere.I mostaccioli a forma di palma o di goccia, mi diceva un mio prozio che era un insigne studioso di preistoria non molto considerato in Italia ma apprezzato all’Estero, sono la stilizzazione dell’organo genitale femminile, così come alcuni tipi di pesce quello maschile, in epoca magno greca venivano offerti al tempio di Hera lacinia insieme anche alla figura della dea (raffigurata con il peplo e una mela in mano), all’epoca questi prodotti da forno particolari erano denominati picte, se non ricordo male la sua spiegazione (sono passati 35 anni!), perchè decorati (così come sui mostaccioli oggi ci sono le stagnole), il significato è poi stato censurato nei secoli cristiani perchè ritenuto immorale. Anche le cosiddette esse sono un simbolo arcaico che rappresenta il serpente a due teste simbolo di fortuna. Spero di essere stata utile.

    Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Ciao Elga, grazie per il tuo prezioso e utilissimo contributo, sarebbe interessante approfondire quello che hai scritto. Sono anch’io dell’idea che la maggior parte delle nostre tradizioni o usi trovano origine in epoche e culture remote, giunte a noi con significati e simbolismi in qualche modo rimossi seppur evidenti nella loro estetica. Come si chiamava il tuo prozio? Magari trovo qualche suo scritto per approfondire…
      Ancora grazie e a presto Sergio

      Rispondi
  2. ELGA
    ELGA says:

    Mio prozio era l’avvocato Enzo Gatti di Modena che ha scritto diverse opere tradotte ed utilizzate in molte università straniere. La misteriosa civiltà dei Reti, Gli etruschi (2 vol), Gli Illiri (2 vol), Olimpia e Riace, Odisseo (questo si può scaricare da Amazon), Vivarium di nuova preistoria (33 lezioni), Europa unita Antiquissima, e altre opere varie come Lager, Il crocifisso di Michelangelo, ecc., numerosi scritti pubblicati solo in occasione di convegni, scritti Toscani, scritti Trentini, scritti Campani, scritti Calabri. Purtroppo sono testi difficili da trovare. Io ne ho solo alcuni.

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  3. Alessandra
    Alessandra says:

    Salve,
    mi chiamo Alessandra e sono una studentessa al secondo anno di scienze gastronomiche. Facendo una ricerca sui mostaccioli calabresi mi sono imbattuta in questo suo articolo (complimenti per il suo blog!). Volevo quindi chiederle se avesse qualche testo o qualche altro tipo di fonte da consigliarmi per la mia ricerca sui mostaccioli calabresi.
    Distinti saluti

    Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Buongiorno Alessandra,
      grazie per i suoi apprezzamenti. Le invio tramite e-mail una bibliografia, mi faccia sapere come andrà la sua ricerca.
      A presto,
      Sergio

      Rispondi

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