Antonio Gramsci

Antonio Gramsci

La tradizione è libresca e astratta e l’intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che a un contadino pugliese o siciliano…

Antonio Gramsci (Ales 1891 – Roma 1937), l’autore italiano più tradotto nel mondo, è stato tra i fondatori del Partito Comunista Italiano e considerato uno dei più raffinati intellettuali del novecento.

Nell’ambito del suo contributo negli studi sul folklore, animato da una riflessione moderna e anticonformista, Antonio Gramsci riflette sulla cultura popolare e sulla religiosità popolare influenzando fortemente la successiva speculazione antropologica.

Antonio Gramsci, infatti, considera il folklore come una cosa seria che deve esser presa sul serio e che riflette la condizione di alienazione delle classi subalterne e nel contempo il loro rifiuto alla cultura egemone, rifiuto facilmente individuabile nella reinterpretazione che le classi subalterne fanno degli elementi della cultura egemone.

Il folklore è dunque una diversa concezione del mondo, quella delle classi subalterne appunto, e il popolo è dotato di una morale con una specifica condotta etica e pratica, un agglomerato indigesto di frammenti di tutte le concezioni del mondo e della vita che si sono succedute nella storia.

Qui è necessario distinguere diversi strati: quelli fossilizzati che rispecchiano condizioni di vita passata e quindi conservativi e reazionari, e quelli che sono una serie di innovazioni, spesso creative e progressive, determinate spontaneamente da forme e condizioni di vita in processo di sviluppo e che sono in contraddizione, o solamente diverse, dalla morale degli strati dirigenti.

In altri termini Antonio Gramsci studia il folklore in modo nuovo, attribuendo dignità di cultura e di concezione del mondo altra. Secondo il pensatore sardo, infatti, tutti gli uomini sono intellettuali, esattamente perché non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale […] ognuno è un filosofo, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo e ha una consapevole linea di condotta morale.

Così, solo iniziando a considerare il folklore come una cosa molto seria, sarà possibile la nascita di una nuova cultura nelle masse popolari riconciliando la separazione della cultura alta, quella degli intellettuali, da quella popolare, quella dei semplici.

Da qui la necessità dell’intellettuale organico, in opposizione all’idea dell’intellettuale tradizionale. Un intellettuale di tipo nuovo, non separato per mestiere e per appartenenza di classe, ma proveniente da questa, legato alla classe lavoratrice dal compito di costruire attivamente la sua emancipazione, un intellettuale legato indissolubilmente al popolo che ne riconosce le esigenze e ne interpreta i bisogni.

Principali pubblicazioni di Antonio Gramsci:

  • Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, 1948;
  • Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, 1949;
  • Il Risorgimento, 1949;
  • Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno, 1949;
  • Letteratura e vita nazionale, 1950;
  • Passato e presente, 1951;
  • L’Ordine Nuovo, 1954;
  • Scritti giovanili, 1958;
  • Lettere dal carcere, 1965;
  • Quaderni; 1975;
  • Arte e folklore, 1976.

Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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