Ernesto de Martino Antropologo

Ernesto de Martino

I viaggio etnografico rappresenta il rovesciamento totale del viaggio mitico nell’al di là...

Ernesto de Martino (Napoli, 1908 – Roma, 1965) è stato un antropologo, storico delle religioni e filosofo italiano. Già collaboratore di Raffaele Pettazzoni all’Università La Sapienza di Roma, divenne ordinario di Storia delle religioni e di Etnologia all’Università di Cagliari, dove influenzò numerosi suoi allievi e diventando autore dei principali capolavori dell’antropologia italiana.

Tra i massimi antropologi italiani, Ernesto de Martino è stato per tutti un geniale maestro innovatore rivoluzionando per sempre il metodo della ricerca etnografica introducendo l’indagine interdisciplinare sul campo.

In particolare nello studio del tarantismo in Puglia, Ernesto de Martino studiò questo straordinario fenomeno culturale con un’équipe composta di uno storico delle religioni, un’antropologa culturale, uno psichiatra, una psicologa, un etnomusicologo e un documentarista cinematografico.

Ernesto de Martino fu antropologo della filosofia unico nel panorama culturale italiano e anche mondiale. Ispirato da una visione sistemica del tutto nuova, connettendosi a correnti di pensiero internazionali a lui contemporanee e rimanendone però emarginato evidentemente per una questione linguistica (solo negli ultimi decenni alcuni dei suoi studi sono stati tradotti in inglese), lo sforzo intellettuale di Ernesto de Martino fu animato da subito dall’intento di unificare prospettive apparentemente separate tra loro con l’identificazione di elementi universali e delle strutture invarianti d’ordine psicologico.

E ancora, gli scritti di Ernesto de Martino sono caratterizzati da una tipica tensione critica tesa alla comprensione universale della storia partendo dall’analisi del qui e dell’ora problematizzando elementi vicini e contemporanei per risalire all’osservazione e all’analisi di mondi altri.

Da qui l’etnocentrismo critico, il sofferto processo di presa di coscienza critica dei limiti della propria dimensione culturale ponendo in questione le stesse categorie di osservazione di cui lo studioso dispone all’inizio della ricerca. Solo con questa tensione etico-speculativa, secondo Ernesto de Martino, si può realizzare l’umanesimo etnografico che implica un’opera di storicizzazione di sé e della propria cultura e di autocritica in base al confronto storico-culturale con le culture altre.

Tra le altre sue teorie, Ernesto de Martino proponeva come sotto la spinta del movimento operaio si è venuto costituendo un folklore progressivo, che è la proposta consapevole del popolo contro la propria condizione di subalternità. Ovvero il modo in cui il popolo esprime, in termini culturali, le lotte per emanciparsene. Individuando nel folklore progressivo, e soprattutto per le masse popolari del mondo contadino meridionale, un’efficace funzione di educazione culturale poiché avrebbe esercitato un avanzamento culturale effettivo delle masse popolari con la conseguente nascita di una cultura popolare progressivamente orientata.

Ernesto de Martino respingeva la prospettiva del relativismo culturale per il quale ogni cultura non può essere valutata dall’esterno se non in riferimento ai parametri validi per i suoi diretti esponenti. Posizione teorica contraddittoria e comunque troppo liberale (politicamente corretta diremmo oggi) che impossibilitava l’organicità dell’intellettuale precludendone ogni tipo di intervento pratico-politico sui portatori delle culture altre.

In contrapposizione del relativismo culturale Ernest de Martino rimane fedele al comparativismo insegnatogli dal suo maestro Raffaele Pettazzoni basandosi sulla dinamica del doppio sguardo, uno orientato verso l’esterno e l’altro verso l’interno. Doppio sguardo che però diventa uno sguardo unico dove quello esterno e quello interno sono complementari.

Principali opere di Ernesto de Martino:

  • Naturalismo e storicismo nell’etnologia, 1941;
  • Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo, 1948;
  • Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria, 1958;
  • Sud e magia, 1959;
  • La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, 1961;
  • Furore, simbolo, valore, Il Saggiatore, 1962;
  • Magia e civiltà. Un’antologia critica fondamentale per lo studio del concetto di magia nella civiltà occidentale, 1962;
  • Mondo popolare e magia in Lucania, 1975;
  • La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, 1977;
  • Scritti minori su religione, marxismo e psicoanalisi, 1993;
  • Panorami e spedizioni: le trasmissioni radiofoniche del 1953-54, 2002;
  • Musiche tradizionali del Salento: le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959, 1960), 2005;
  • Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento del 1959, 2011.

Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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