tradizione

Ricetta

Ricetta come medium attraverso cui comunicare e trasmettere specifici patrimoni gastronomici con alimenti, tecniche, riti, usi e ancora aspetti culturali, sociali, psicologici e quindi antropologici…

Ricetta viene dal latino recèpta, femminile di recèptus, participio passato di recipere (prendere, ricevere), termine in origine non necessariamente circoscritto al capo culinario. Le ricette, infatti, venivano usate anche in altri ambiti come la medicina, la tecnologia e l’artigianato, da qui la letteratura dei ricettari medioevali e rinascimentali, raccolte di procedimenti tecnici tramandati di generazione in generazione necessari per trasmettere specifici saperi e tradizioni.

Nonostante questo passaggio, ancora oggi una buona parte delle ricette alimentari sono tramandate per via orale e soprattutto presso le culture tradizionali, pratica comunque abituale prima dell’avvio e della progressiva diffusione della grande industria. In definitiva ogni ricetta comunica il particolare rapporto tra l’uomo e il cibo da cui si possono ipotizzare abitudini e assieme privazioni alimentari.

Il cibo comunica, parla e attraverso una ricetta è possibile rinnovare un fatto sociale e culturale e quindi identificarlo all’interno di uno specifico sistema culturale. Ricetta quindi come medium attraverso cui comunicare e trasmettere specifici patrimoni gastronomici con alimenti, tecniche, riti, usi e ancora aspetti culturali, sociali, psicologici e quindi antropologici a cui il mangiare è necessariamente collegato.

Anche l’antropologia alimentare (food studies) indaga il ruolo culturale che ogni cibo sottende, con particolare attenzione anche ai processi di trasmissione della tradizione alimentare e le conseguenti trasformazioni culinarie e sincretismi alimentari con ricette e usi raccolte sul campo dal quale trarre ispirazioni e comprenderne la diversità alimentare.

Nell’ambito degli studi etno-antropologici il cibo con il sapere e le tecniche di preparazione sono beni detti immateriali (nella catalogazione dei Beni demo-etno-antropologici oggetto di compilazione della scheda BDI), beni posti in rilievo nell’ambito del patrimonio demo-etno-antropologico da Alberto Mario Cirese e da lui definiti volatili, cioè beni che vanno perduti per sempre se non vengono fissati su memorie durevoli.

Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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