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Vito Teti

Non ricordo bene quando ebbi per la prima volta la sensazione che i luoghi avessero un loro senso, un loro sentimento…

Vito Teti è un antropologo italiano nato a San Nicola da Crissa in provincia di Vibo Valentia in Calabria nel 1950. Tra i massimi studiosi di tradizioni popolari calabresi, di riti e feste nella società tradizionale e contemporanea, Vito Teti insegna Antropologia Culturale all’Università della Calabria (Unical) dove dirige il Centro di Antropologia e Letterature del Mediterraneo.

Vito Teti è inoltre responsabile nazionale del Comitato Italiano di Antropologia dell’Alimentazione, fa parte del gruppo di ricerca Alimentation, Cultures, Espaces, Sociétés dell’Università di Nancy I., ha costituito un fondo di documentazione multimediale presso il Centro Antropologie e Letterature del Mediterraneo dell’Unical di cui è responsabile, è membro dell’Associazione Italiana per le Scienze Etnoantropologiche e del Comitato Scientifico del Centro di Documentazione Demo-antropologico dell’Unical.

Vito Teti, considerato tra i massimi esponenti dell’antropologia dell’alimentazione italiana, si occupa con estrema lucidità ed eccezionale acume critico di storia e culture dell’alimentazione con l’intento di raccontare il cibo per la sua storia sia materiale che simbolica nella sua dimensione storica e assieme contemporanea. In questa riflessione Vito Teti denota la perdita della frugalità che mette in gioco la nostra idea di convivenza, dove il passaggio dal mondo della fame a quello del troppo pieno ha modificato per sempre il senso del mangiare.

Vito Teti si occupa, tra l’altro, di antropologia del viaggio e dell’emigrazione, di antropologia dell’abbandono e di antropologia del restare con particolare attenzione alla riappropriazione dei luoghi abbandonati e all’appaesamento. I suoi non sono semplici racconti di viaggio, la sua è una riflessione nuova e attenta sui luoghi e sulle persone nell’incontro tra storia, presente e futuro perché i luoghi abbandonati non muoiono mai, si solidificano nella memoria di coloro che vi abitano, fino a costituire un irriducibile elemento di identità. Luoghi carichi di senso, di un doppio senso: quello del partire e del tornare.

Principali opere di Vito Teti:

  • La razza maledetta, 1993;
  • La malinconia del vampiro, 1994;
  • Mangiare meridiano. Culture alimentari del Mediterraneo, 1996;
  • Il colore del cibo, 1999;
  • Reliquie, sentimento religioso dei luoghi e identità, 2000;
  • Le navi che volano. Reportage di viaggio in Calabria 973-2002, 2002;
  • Mediterraneo e cultura europea, 2003;
  • Storia dell’acqua – Mondi materiali e universi simbolici, 2003;
  • Il senso dei luoghi. Paesi abbandonati di Calabria, 2004;
  • Il peperoncino, 2007;
  • Maledetto sud, 2013;
  • Pietre di pane. Un’antropologia del restare, 2014;
  • Fine pasto: Il cibo che verrà, 2015;
  • Terra inquieta: Per un’antropologia dell’erranza meridionale, 2015;
  • Storia del peperoncino: Cibi, simboli e culture tra Mediterraneo e mondo, 2016.

Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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