Giuseppe Gangale

Giuseppe Gangale: l’intellettuale organico degli albanesi di Calabria

Giuseppe Gangale, nato a Cirò Marina in Calabria nel marzo 1898 e morto a Muralto in Svizzera nel maggio 1978, è stato un glottologo e filosofo tra i maggiori studiosi della cultura Arbëreshë…

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Grandi uomini

Pare che la storia sia fatta da grandi uomini, e tra questi ci sono uomini più grandi di altri, sono uomini che hanno fatto la storia. Uomini che si sono appassionati alla storia e soprattutto alle storie, quelle storie spesso trascurate, ignorate, dimenticate, micro-macro storie che hanno corso il rischio di essere perdute per sempre e di cadere nell’oblio, esattamente come Giuseppe Gangale.

Un inciso, pare che Giuseppe Ganagale non fosse molto alto, ma la sua levatura intellettuale, etica e civile fu così alta da meritare qualche primato assoluto, più qualcos’altro. Anche perché Giuseppe Ganagale fu un visionario.

A lui sono intitolate piazze con tanto di statue che lo raffigurano nella sua classica postura (esattamente come accadeva nei fori imperiali dell’antica Roma), istituti culturali, biblioteche, fondi fotografici, e ancora tesi di laurea, ricerche scientifiche, pubblicazioni e raccolte. Ma andiamo per gradi.

Una vita fatata

La vita di Giuseppe Gangale fu segnata fin da subito da episodi che ne caratterizzeranno il personaggio, episodi che propongono una caratura intellettuale di certo non proprio comune.

Così, dopo aver trascorso l’infanzia nella città natale, Giuseppe Gangale si trasferisce a San Demetrio Corone dove compirà gli studi presso il Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano. Per intenderci un importante (in quel tempo il più importante in Italia) organismo culturale e religioso nato per la conservazione del rito orientale, delle tradizioni e del patrimonio identitario arbëreshë.

Compiuti gli studi parteciperà al primo conflitto mondiale e, al suo ritorno, si laurea presso la facoltà di filosofia di Firenze dove, tra l’altro, entra in contatto con il mondo evangelico ricevendo il battesimo nel 1924 presso la Chiesa Cristiana Evangelica Battista di Firenze. Nello stesso anno diventa direttore della rivista settimanale Conscientia, dove scriverà importanti articoli sulla libertà di religione, dopo qualche anno fonderà la casa editrice Doxa.

E ancora, Giuseppe Gangale, a seguito di approfonditi studi su Calvino e Hegel, aderisce intellettualmente alla tradizione dell’hegelismo meridionale e, per la sua opposizione al fascismo, fu costretto all’esilio. E fu un bene.

L’esilio fu un bene esattamente perché Giuseppe Gangale in questi anni entrò in contatto con Louis Trolle Hjelmslev, linguista e filosofo danese rappresentante dello strutturalismo europeo e fondatore del circolo linguistico di Copenaghen. Gli intellettuali che aderiranno al circolo approfondiranno gli studi del linguista e semiologo svizzero Ferdinand de Saussure.

Giuseppe Gangale, un etno-linguista moderno

E’ evidente che nell’incontro con il linguista e filosofo danese ci fu qualcosa di magico, magia capace di concepire un progetto che cambierà per sempre la storia. Giuseppe Gangale, infatti, collaborerà con Louis Trolle Hjelmslev compiendo studi pioneristici sulle minoranze etniche, linguistiche, culturali e religiose Arbëreshë della Calabria centrale, avviando di fatto gli studi dialettologici moderni.

Keza Arbëreshë

E allora, già sappiamo che Giuseppe Gangale è ricordato come glottologo e filosofo in realtà, però, fu un etno-linguista moderno, un intellettuale organico per citare Antonio Gramsci, animato dal progetto di far rivivere l’arbërisht, la lingua degli albanesi di Calabria, al tempo ancora non tutelata e non valorizzata.

In altri termini, Giuseppe Gangale si accorge di una storia altra, quella da cui proviene, una storia nella storia trascurata, ignorata, dimenticata, interessandosi alla rinascita della lingua e della cultura Arbëreshë per la sua ricollocazione nella storia.

Così, grazie alla collaborazione con la cattedra di Louis Trolle Hjelmslev, Giuseppe Gangale ritornerà in Calabria per dedicarsi allo studio dell’arbërisht di alcune comunità albanofone della Calabria come Andali, Caraffa di Catanzaro, Carfizzi, Marcedusa, San Nicola dell’Alto, Vena di Maida e Zangarona (frazione di Nicastro).

L’intellettuale organico

Il metodo di ricerca di Giuseppe Gangale si fondava sulla ricerca sul campo. Giuseppe Gangale si servì dello strumento principe della pratica etnografica stando in costante contatto con i parlanti recuperando, di fatto, il patrimonio etnico delle comunità.

E allora, Giuseppe Gangale registrerà canti, racconti, fiabe, poesie, rapsodie, filastrocche e preghiere, interessandosi soprattutto alla lingua viva. E’ evidente che grazie a questo metodo il suo contributo nello studio della lingua e della cultura Arbëreshë fu inestimabile.

Per citarne qualcuno, Giuseppe Gangale ha sviluppato metodologie di ricerca e di analisi avanzate per quegli anni contribuendo, grazie alle sue registrazioni sul campo, a tramandare parlate destinate all’estinzione.

E ancora, è stato tra i primi a pubblicare materiali didattici per l’insegnamento dell’albanese nelle scuole delle comunità albanesi d’Italia quando l’insegnamento scolastico di lingue minoritarie era un’utopia, si dedicò all’analisi di testi letterari arbëreshë e, non per ultimo, ha raccolto e salvato dalla dispersione manoscritti arbëreshë ancora oggi consultabili.

La Gjitonia Arbëreshë di Caraffa di Catanzaro

Gjitonia Arbëreshë di Caraffa di Catanzaro (CZ)

Così, a seguito della sua pioneristica opera di ricerca e di studio dell’arbërisht e della cultura arbëreshë, Giuseppe Gangale pubblicherà studi filologici e grammaticali, trascrizioni fonetiche delle parlate delle comunità da lui studiate, nonché fascicoli, glossari, manoscritti e testimonianze etnologiche arbëreshë.

Si tratta di un corpus documentario unico nel suo genere, un corpus documentario al tempo confluito presso la biblioteca del Centro greco-albanese di glottologia di Crotone da lui fondato e dove ricoprì la carica di direttore, oggi consultabile in parte presso la Biblioteca dell’area Umanistica dell’Università della Calabria di Cosenza e in parte presso il Centro culturale “G. Gangale” di Caraffa di Catanzaro.

In ogni modo, la raccolta dei materiali sul campo e la loro organizzazione avevano lo scopo di produrre materiali didattici da impiegare nell’insegnamento dell’arbërisht nelle scuole e far rivivere la lingua e la cultura degli arbëreshë. A tale scopo, Giuseppe Gangale proporrà l’inserimento dell’arbërisht nei programmi scolastici con la fondazione di classi monolingui nelle scuole materne tenute da maestre madrelingua.

Leggi anche: Gli albanesi di Calabria: la Gjitonia Arbëreshë di Caraffa di Catanzaro

L’eredità di Giuseppe Gangale

L’impegno intellettuale e civile di Giuseppe Gangale per evitare l’estinzione della lingua e della cultura arbëreshë fu inesauribile, un impegno capace di rimanere vivo anche dopo la sua morte per contaminare altri intellettuali e studiosi.

Così, a circa 20 anni di distanza dalla sua morte, con l’art. 2 della legge 482/1999 la comunità arbëreshë è riconosciuta come una delle 12 minoranze storico-linguistiche presenti sul territorio della Repubblica Italiana. Legge che tutela la lingua arbërisht con quelle delle minoranze catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.

A seguito dell’art. 2 della legge 482/1999, nelle regioni con comunità alloglotte sono aperti gli sportelli linguistici, sono stati pubblicati testi scolastici e in numerose scuole pubbliche è avviato l’insegnamento della lingua e della cultura delle comunità.

In Calabria, sia per iniziativa pubblica sia privata, sono state fondate numerose biblioteca, musei e istituti culturali arbëreshë e numerosi scrittori, poeti, musicisti, cantanti arbëreshë si prodigano per la diffusione e la conoscenza della propria lingua e dei propri culturali.

E ancora, nel 2014 – 2015 si è proceduto alla compilazione degli inventari per la presentazione del dossier di candidatura per l’iscrizione alla lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO delle 3 minoranze storico-linguistiche calabresi (Minoranza Albanese, Minoranza Occitana, Minoranza Grecanica).

E’ evidente che Giuseppe Gangale avevo dato un’occhiata nel futuro, e ci aveva visto bene.

A presto, Sergio.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog
     

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