I tesori dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo di Castagna in Calabria

L’Abbazia di Santa Maria di Corazzo e i suoi tesori sparsi nelle Chiese del territorio circostante, autentico gioiello immerso nel cuore della Sila Piccola presso la frazione Castagna di Carlopoli in provincia di Catanzaro, testimone della potenza dei luoghi e del prodigioso cammino verso la perfezione di mistici e monaci che scelsero questi luoghi isolati della Sila.

9 Minuti di lettura

La frazione Castagna è un antico borgo con poco più di 500 abitanti (comune autonomo dal 1832 per poi essere unificata nel 1869 al comune di Carlopoli) e sorge nel cuore della Sila Piccola in un territorio montuoso a circa 30 km da Catanzaro, un tempo chiamata Trempa della Castagna in dialetto locale (da Timpa).

Qui, in una piccola valle, precisamente tra i fiumi Amato e Corace, si possono ancora ammirare i ruderi dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, edificata parrebbe nel 1060 nell’ambito dell’imponente progetto di latinizzazione Normanna ad opera di Roberto il Guiscardo, e di seguito riedificata nel 1188 dei Monaci Cistercensi.

Perché questi luoghi

Per farci un’dea dei luoghi dove ora sorge l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo è necessario fare una breve escursione nel passato, e precisamente nel II secolo a.C. quando questi luoghi si presentavano caratterizzati da piccoli insediamenti rurali.

Con la vittoria dei Romani sui Cartaginesi, i Romani individuarono e crearono nuovi percorsi e vie idonee al controllo militare e amministrativo del territorio. La più importante di queste fu la Via Annia che congiungeva l’alto Ionio e il basso Tirreno attraversando la città di Cosenza.

In quell’epoca esistevano due stazioni lungo due fiumi: ad Sabatum e ad Angitulam, la prima doveva sorgere a Martinano (o nelle sue vicinanze) tra il fiume Savuto e il torrente Mentano, vicino ai luoghi di Corazzo. Inoltre il fiume Corace era noto ai cronisti e geografi dell’antichità (per esempio Plinio e Strabone) come fiumi navigabili.

Per fare un salto temporale, è presumibile che nel XI secolo i Normanni, dietro la guida di Roberto il Guiscardo, percorsero la via Annia da Cosenza per giungere a Corazzo, un luogo con terre molto fertili per via della presenza dei fiumi, e qui fondarono l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Inizia l’inarrestabile processo di latinizzazione.

Da qui 3 principali ipotesi sulla costruzione dell’Abbazia di Corazzo: la 1° si fonda sull’idea che l’Abbazia sia stata fondata su un preesistente monastero Basiliano di rito Greco-Ortodosso; la 2° si basa su una bolla del Papa Onorio II che accenna a privilegi di cui godette l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo a partire dal 1061; la 3° ipotesi contempla la sua fondazione intorno al 1188 con l’arrivo a Corazzo dei Monaci Cistercensi.

In ogni modo non esistono fonti certe rispetto al preciso anno di fondazione dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, tuttavia un aneddoto continua ad alimentare il mistero.

Gioacchino, rientrato in Calabria dal viaggio in Palestina, e dopo una breve sosta in un monastero Siciliano di rito greco, si recò esattamente a Corazzo. Qui fece uno strano incontro con un monaco greco che sulle rive del fiume Corace gli commentò la parabola dei talenti. Da questi luoghi partì la predicazione del poi Abate Gioacchino da Fiore.

L’Abbazia di Santa Maria di Corazzo e i Monaci Cistercensi

I maestosi Ruderi dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo sintetizzano la potenza dei luoghi e il prodigioso cammino verso la perfezione che intrapresero la moltitudine di mistici e monaci che in questo periodo storico scelsero i luoghi isolati della Sila per favorire la pratica del nutrimento dello spirito. Un luogo carico di storia, di coincidenze, di forti relazioni con l’ordine Templare e di leggende.

E’ questo un luogo di eccezionale fascino paesaggistico e di esclusivo pregio spirituale e un live sforzo d’immaginazione può consentirci di mentelocale idealmente sull’Abbazia di Santa Maria di Corazzo per lanciare uno sguardo al periodo storico del suo massimo splendore per vedere i luoghi e i monaci cistercensi.

Come già anticipato, l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo dopo poco più di un secolo dall’anno di fondazione, il 1060, divenne dimora dei Monaci Cistercensi, ordine monastico che ebbe origine nell’Abbazia di Cîteaux (dal latino Cistercium) fondata da Roberto di Molesmes nel 1098 in Borgogna e da alcuni monaci che condividevano con lui il desiderio di cambiamento con l’esigenza di una maggiore austerità con l’esercizio della costante pratica della preghiera, del lavoro e dello studio (Ora et Labora) e infine la stretta osservanza della Regola di San Benedetto.

L’ordine era organizzato in un sistema di Abbazie autonome (ciascuna delle quali dotata di costituzioni proprie), connesse tra loro da legami di fratellanza, sotto il controllo del capitolo generale al quale partecipavano tutti gli abati e retto da un abate generale residente a Roma che vi faceva regolare visita.

L’Abbazia di Santa Maria di Corazzo

La cifra stilistica architettonica dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo doveva di certo rispecchiare i dettami artistici dell’ordine, volto alla razionalità e alla funzionalità, con probabili aggiunte architettoniche locali:

Possibilmente il monastero deve essere costruito in modo da potervi trovare quanto è necessario, cioè, l’acqua, un mulino, un orto e reparti per le varie attività, così che i monaci non debbano girovagare fuori: ciò infatti non reca alcun vantaggio alle loro anime (Capitolo 6 della Regola).

Lo schema della Chiesa è a croce latina con un utilizzo minimo delle decorazioni. Gli ambienti dell’Abbazia erano suddivisi in aree principali:

  • Sagrestia;
  • Armarium;
  • Sala del capitolo;
  • Auditorium;
  • Calefactorium,
  • Refettorio;
  • Cucina;
  • Dispensarium,
  • Chiostro;
  • Lavabo;
  • Dormitorio.

Tra i luoghi abbaziali probabilmente il chiostro doveva rappresentare il cuore della vita monastica, con la sua funzione sia pratica sia simbolica: far comunicare le zone claustrali isolate dall’esterno raggruppandole in un unico nucleo sociale riservato.

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

I Monaci Cistercensi

I monaci cistercensi furono abilissimi organizzatori di vita. Qui a Corazzo deviarono il corso del fiume Corace per estendere la fertilità dei terreni nei pressi delle mura dell’Abbazia, costruirono un acquedotto per lo svolgimento delle attività agricole e per l’allevamento del bestiame, si dedicarono al miglioramento delle colture arboree e alla difesa del castagno, che in quel tempo era la principale fonte di sostentamento per le popolazioni locali e addirittura selezionarono le querce e le ghiande per l’allevamento dei suini.

E ancora, edificarono mulini ad acqua, furono ingegneri, muratori, fabbri, idraulici, alchemici e grandi amanuensi. In altri termini i Cistercensi facevano tutto da sé e, per avere un’idea della laboriosità e forza dei monaci cistercensi dell’Abbazia di Corazzo, già nella metà del 1200 molti monasteri chiedevano la protezione di Corazzo che ormai aveva esteso i suoi domini dell’attuale Calabria centro settentrionale.

Per proseguire nella visualizzazione, ci è utile accennare che la Regola tracciava le attività giornaliere dei monaci (fondate sul sacro numero del sette) e le occupazioni della giornata monastica dovevano necessariamente svolgersi nelle ore di luce, dall’alba al tramonto.

L’attività liturgica occupava dalle 3 alle 4 ore giornaliere, il lavoro manuale durava invece circa 6 ore durante l’estate e molto meno in inverno, periodo dell’anno in cui si dedicava più tempo alla lettura e alla meditazione.

Uno dei momenti più importanti della vita quotidiana di un’Abbazia cistercense era il Capitolo, a questa riunione vi partecipavano tutti i membri. Dapprima si leggeva la memoria dei Santi che si celebravano in quel giorno, seguiva una breve orazione monastica e la lettura di un brano della Regola di San Benedetto con la spiegazione dell’Abate o Priore che presiedeva il Capitolo.

Seguiva il momento più drammatico del Capitolo con l’invito dell’Abate o Priore a tutti i partecipanti di accusarsi delle proprie mancanze e delle eventuali trasgressioni alle norme o regolamenti dell’Ordine. Si dava quindi a ogni colpevole una penitenza come gesti di umiliazione, digiuno, deposizione da un ufficio o anche punizioni corporali date sul posto. Per colpe gravi erano addirittura previste la scomunica, l’espulsione o la prigione.

Il capitolo, infine, era anche l’occasione per dare annunci importanti come nuove nomine o elezioni degli ufficiali e anche il momento in cui il Priore assegnava ai monaci un loro lavoro o compito specifico.

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Il regime alimentare a cui dovevano stare i Monaci si fondava sulla temperanza e sulla mortificazione corporale: dal 14 Settembre (Festa dell’Esaltazione della Croce) fino a Pasqua era concesso un solo pasto al giorno e per tutto l’anno era prescritta l’assoluta astinenza dalla carne.

Monaci cistercensi

Così come gli altri monasteri cistercensi, di rilevante importanza doveva essere il Calefactorium dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Era questo uno spazio munito generalmente di un grande camino dove i monaci si recavano per meditare o leggere nei giorni particolarmente freddi, ma soprattutto si trattava di un luogo di grande produzione: qui gli amanuensi preparavano gli inchiostri, le pergamene e sfruttavano il calore per sciogliere i colori.

Fu verosimilmente qui che il grande Gioacchino da Fiore (1130 – 1202) scrisse le sue opere principali e fu nell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo che …il calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato (così come definito da Dante Alighieri nel XII Canto del Paradiso) divenne Abate.

Liber Figurarum Gioacchino da Fiore

Liber Figurarum dell’Abate Gioacchino da Fiore

Parrebbe che in breve tempo l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo divenne un centro nevralgico per tutto il territorio e abbondarono privilegi e donazioni (presumibilmente grazie anche alla presenza e all’impronta di Gioacchino da Fiore) come testimonia per esempio la bolla di Gregorio IX del 1230 con la quale il Papa colpiva di scomunica chi avesse osato toccare o modificare i precedenti privilegi e donazioni di Corazzo.

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Altare maggiore proveniente dall’Abbazia di Santa Maria di Corazzo custodito nella Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Soveria Mannelli

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Altorilievo in marmo proveniente dall’Abbazia di Santa Maria di Corazzo custodito nella Chiesa dello Spirito Santo della frazione Castagna di Carlopoli

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Acquasantiera in marmo bianco proveniente dall’Abbazia di Santa Maria di Corazzo custodito nella Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Soveria Mannelli

In questo periodo l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo custodiva importanti reliquie come un legno della croce di Cristo, alcune vesti di Gesù, una pietra del Santo Sepolcro e una ciocca di capelli di Maria Maddalena. Reliquie probabilmente qui giunte per opera dei Cavalieri Templari.

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Statua lignea della Madonna del Carmine proveniente dall’Abbazia di Corazzo custodita nella Chiesa parrocchiale della frazione Adami di Decollatura

Inoltre quest’Abbazia fu luogo di visita e di soggiorno di personaggi illustri dell’epoca e di notevole pregio filosofico e spirituale. Oltre al già ricordato Abate Gioacchino da Fiore, una leggenda narra che Jacques de Molay (l’ultimo Maestro dei Templari) non fu bruciato a Parigi nel marzo del 1314, ma nascosto proprio all’interno dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo.

E ancora, Bernardino Telesio (1509 – 1588), antiaristotelico e grande filosofo, soggiornò presso l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo dal 1561 al 1564 (attratto dalla serenità del luogo e dalla ricchezza dei volumi della biblioteca dell’abbazia) dove riuscì a trovare ispirazione per concludere gli studi e di seguito completare la sua monumentale opera: il De rerum natura iuxta propria principia.

Il lento declino dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo

Nel corso della sua vita, una serie di eventi determinarono il lento declino dell’Abbazia. Nel 1348 la peste invase la Calabria provocando molti lutti e nel 1349 un forte terremoto distrusse parte del monastero e della Chiesa, poi la guerra tra Napoli e il regno di Sicilia nel 1372 e infine lo scisma d’Occidente (1378-1417) che provocò notevoli turbamenti nelle congregazioni religiose.

E ancora, nei primi anni nel 1500 per via delle commende ecclesiastiche molte fabbriche dell’Abbazia chiusero, i latifondisti locali e i baroni specularono senza scrupoli e i contadini si impoverirono. Tuttavia, nel corso del 1500, gli abitanti del villaggio di Castagna decisero di autotassarsi per finanziare i lavori di recupero della Chiesa e dell’Abbazia.

Ma, dopo una breve ripresa, a partire dal 1600 inizia il lento e definitivo declino dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo così, il 27 Marzo 1638 (il giorno di veglia delle Palme), un terribile terremoto 11° grado della scala Mercalli si scatena in questa zona della Calabria. Il monastero e la chiesa crollarono.

Allora, dopo circa un decennio, l’Abate commendatario Ginetti si adoperò per la rinascita di Corazzo richiamando l’attenzione di artisti napoletani per la ricostruzione degli ambienti del monastero e della Chiesa con addobbi religiosi e immagini sacre, affreschi e dipinti, opere pregevoli con marmi di Gimigliano (a questo periodo dovrebbero risalire la maggior parte delle opere poi disseminate nel territorio circostante).

Di seguito, nel 1783, quando pare che l’Abazia stesse rinascendo, un nuovo terremoto distrusse sia la rinata Chiesa sia il Monastero. Nel 1807 fu emanata dai francesi una legge per la soppressione degli ordini monastici di San Benedetto e di San Bernardo. Nel 1807,  con decreto di Gioacchino Murat, i possedimenti dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo furono aggregati al demanio pubblico.

La magnifica storia dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo finisce nel 1808, quando fu soppressa da un decreto del governo del Re di Napoli Giuseppe Bonaparte.

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Statua lignea di san Michele e lo Stemma provenienti dall’Abbazia di Santa Maria di Corazzo custoditi nella Chiesa parrocchiale della frazione San Tommaso di Soveria Mannelli

Meraviglioso

Oggi il meraviglioso rudere dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo riposa silenzioso su questa collinetta poco distante dalla frazione Castagna di Carlopoli, meta di turisti e curiosi in cerca di emozioni e tranquillità.

Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna in Calabria

Un rudere che continua a narrare la sua potenza ancora viva nel ricordo e nelle storie raccontate dalla gente del posto e attraverso i tesori che un tempo custodiva e che ora arricchiscono il patrimonio di diverse Chiese sparse nel territorio circostante, per un itinerario virtuoso alla ricerca dei tesori dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo.

Tra le principali si ricordano:

  • l’altare maggiore in marmi policromi, una delle due acquasantiere in marmo bianco e sei candelabri lignei alla Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Soveria Mannelli;
  • due altari lignei alla Chiesa di San Giacomo a Cicala;
  • una statua lignea di san Michele, lo stemma e uno degli altari minori alla Chiesa parrocchiale della frazione San Tommaso di Soveria Mannelli;
  • una statua lignea della Vergine, l’altra acquasantiera in marmo e un altare minore alla Chiesa parrocchiale della frazione Diano di Scigliano;
  • una statua lignea rappresentante la Madonna del Carmine alla Chiesa parrocchiale della frazione Adami di Decollatura;
  • l’organo e l’altorilievo in marmo rappresentante una Madonna col Bambino alla Chiesa dello Spirito Santo della frazione Castagna di Carlopoli.

Oggi un rinnovato interesse incuriosisce le generazioni di Castagna e Carlopoli che, sia con iniziative singolari che collettive, continuano a concentrare interessi e iniziative su questo maestoso rudere. Similmente ai propri avi del 1500 tentano di proteggere l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo dall’oblio della storia riconoscendola come prezioso mezzo comunicativo riuscendo a vedere e sentire quello che forse a noi sfugge…

A presto, Sergio.

Ps: si ringrazia l’amico e parente Gabriele Arcuri per aver stimolato la mia curiosità verso l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Le foto sono state gentilmente concesse da Raffaele Arcuri e dal gruppo Progetto Gedeone Abbazia di Corazzo. Le informazioni sulla vita monastica sono tratte dal sito www.cistercensi.info.

Per approfondire consiglio la lettura de Storia di Terre. Corazzo, Castagna, Carlopoli di Salvatore Piccoli edito da Grafica Reventino.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

4 commenti
  1. Alfredo gatto
    Alfredo gatto says:

    Gli altari lignei che sono nella chies di Cicala sono stati devastati da un operazione di restauro barbara e volgare che fa male all’anima e alla vista. Non cercateli più sarebbe un dolore .

    Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Gentile Alfredo,
      è un peccato, stiamo parlando di opere dalla bellezza assoluta e di manifattura eccezionale.
      Speriamo bene, Sergio

      Rispondi
  2. Antonio De Fazio
    Antonio De Fazio says:

    Salve, mi chiamo antonio sono uno storico dell’arte. Ci sono alcune incongruenze per quanto riguarda i beni artistici posseduti dall’abbazia di corazzo. Alcune chiese del circondario affermano di possedere opere dell’abbaxia. Ma questi non e’ vero. Un esempio e la statua liggnea della madonna del carmine di Adami. Non ce nessun riscontro a tale proposito. Ci vuole una ricerca piu dettagliata. Apprezzo il tuo articolo.

    Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Gentile Antonio, grazie per l’apprezzamento e soprattutto per il contributo specialistico. Anticipandole che convengo con lei (l’argomento merita una ricerca molto più dettagliata e suffragata da riscontri anche e soprattutto storico-artistici, magari capaci di alimentare un rinnovato interesse), quanto ho riportato e azzardato in questo articolo si basa sulla scorta di informazioni raccolte ‘sul campo’, con ‘antiche memorie’ diffuse tra i più anziani e alcune vecchie pubblicazioni locali in mio possesso (consideri che mia madre è nata e cresciuta esattamente a Castagna e in molti hanno scritto sull’argomento). Ritengo che la mancanza di riscontri ufficiali sia un ‘fatto’ positivo, comunque curioso, nel senso che mi dice qualcosa in più sui processi di genesi o costruzione di una ‘memoria collettiva’, di un passato mitico (mi passi il termine) in cui riconoscersi e magari fondare, costruire e ri-costruire costantemente la propria ‘identità’ comunitaria. Questo, ovviamente, può rivelarsi altro rispetto alla verità storica. Pertanto, le sarei riconoscente se mi tenesse informato su eventuali sviluppi.
      Grazie ancora e a presto, Sergio.

      Rispondi

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