Il bergamotto: l’oro verde della Calabria

Il bergamotto è l’oro verde della Calabria. Impiegato anche nel campo alimentare e farmaceutico, la sua essenza costituisce la base naturale della produzione profumiera mondiale…

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L’antropologo statunitense Marshall Sahlins in un suo studio sui Boscimani (popolo nomade che vive nel deserto  del  Kalahari tra Sudafrica, Namibia e Botswana) ha mostrato che questi passano pochissimo tempo a cacciare.

In particolare, quando i Boscimani uccidevano una giraffa c’era cibo per molti giorni, così essi passavano il resto del tempo a discutere, fabbricare utensili o giocattoli per i loro piccoli, costruire case, dedicarsi ad attività tradizionali e altro ancora. Marshall Sahlins riconosce questa società come la prima società dell’abbondanza.

In linea di massima potremmo definire società dell’abbondanza quelle i cui membri in qualche modo ignorano la povertà, e spesso anche la diseguaglianza sociale. Presso queste società è sufficiente lavorare pochissimo per vivere, non a caso sono definite anche società del tempo libero, e questo perché soddisfatti i bisogni primari lasciano la maggior parte del tempo ai propri membri, alle attività non produttive per intenderci.

Alla polarità poetica della vita, per dirla alla Edgar Morin, quella polarità che consente uno sviluppo personale, quella in cui si vive in comunione e in cui si hanno momenti di armonia e di gioia, momenti che danno amore, amicizia, letizia.

Bene, pare non sia esattamente corretto adoperare categorie occidentali impiegate per definire costumi o attitudini di popoli non occidentali, vedi pure la società dell’abbondanza e i Boscimani, e impiegarle per definire società vicine a noi, o forse sì. Anzi sì, è corretto.

E’ corretto perché se Marshall Sahlins avesse fatto un viaggio in Calabria probabilmente avrebbe riconosciuto anche qui la società dell’abbondanza, così come del tempo libero: in Calabria tutto abbonda, ma proprio tutto, e di tempo libero ce n’è veramente tanto. Non potrebbe essere altrimenti per una terra così fortunata con i suoi circa 800 chilometri di costa (la Calabria è la regione italiana con più chilometri di costa, isole escluse) e vette che toccano i 2.000 metri di altezza (come Serra Dolcedorme per esempio).

Il bergamotto, l’oro verde della Calabria

Ora, dire che la Calabria è una terra dell’abbondanza non è esatto, non è così esatto perché sarebbe riduttivo, e sarebbe riduttivo perché oltre a essere terra dell’abbondanza la Calabria è anche terra dell’esclusività. Qui nascono e crescono prodotti, frutti per esempio, che non nascono e non crescono in alcun’altra parte del mondo, e qualora questo dovesse accadere la qualità sarebbe decisamente inferiore… come per esempio per il bergamotto.

Qualsiasi dizionario, vocabolario, prontuario, ricettario ci direbbe che il bergamotto è un frutto, un agrume per l’esattezza, ma in verità non è così, non è così perché è qualcosa di più che un semplice agrume, qui il bergamotto è definito l’oro verde della Calabria, e di oro verde qui ce n’è in abbondanza. Per intenderci da questo frutto viene estratta l’essenza che costituisce la base naturale della produzione profumiera mondiale.

E ancora, e sempre per intenderci, il bergamotto non cresce in tutta la Calabria (pare che diversi coltivatori abbiano provato a impiantare l’oro verde in altre zone della regione con scarsi risultati), il bergamotto cresce esclusivamente nella zona più meridionale della Calabria.

In origine presso Reggio Calabria e di seguito nell’Area Grecanica, tra Cannilello (frazione di Villa San Giovanni) e la marina di Palizzi, quindi presso le zone costiere del Parco nazionale dell’Aspromonte, area che si caratterizza anche per un microclima dolce, clima che favorisce la coltura di questi alberi che crescono lungo i letti delle fiumare e nella fascia collinare.

La misteriosa storia del bergamotto

Le teorie sulla storia del bergamotto e come la pianta sia arrivata in queste zone pare siano diverse e contrastanti. In un interessante articolo del 2010 dal titolo Il bergamotto e i suoi misteri nella storia di Reggio Calabria pubblicato sulla rivista Calabria Sconosciuta N. 127 (pp. 31-33), lo storico Francesco Arillotta documenta che questa pianta è comparsa nel reggino a metà del 1700, e più precisamente tra il 1750 e il 1763.

L’autore nota che dalla fine del 1500 alla prima metà del 1700 negli atti notarili stilati a Reggio Calabria mancano indicazioni al bergamotto, indicazioni che compaiono però nella seconda metà del 1700 e più precisamente il 17 gennaio 1743, quando l’agrimensore Francesco Tigano, nello stimare un fondo, dichiara che esso è coltivato anche a gelsi e alberi da frutto: gelsarelli a piedi con inserti di bergamotto.

Dopo qualche anno la produzione e la lavorazione dell’oro verde esploderanno: il 21 dicembre del 1763 Giovanni Costantino e mastro Ignazio Candiloro, entrambi del villaggio Santa Caterina del Trivio, s’impegnarono a consegnare a settembre dell’anno successivo a Domenico Iaria 10 libbre (quasi 5 chili) di spirito di bergamotto di buona qualità definito mercantibile e recettibile. Più tardi si parlerà di spirito chiaro e lampante, di buona qualità e tramutato.

Da questo momento le segnalazioni di colture e di attività legate al bergamotto di Reggio Calabria e al suo spirito diventano elemento costante nei protocolli dei notai del reggino, e la richiesta fu talmente alta e redditizia da indurre i reggini a spiantare i gelsi e a sostituirli con i bergamotti.

Pare, inoltre, che la prima industrializzazione del processo di estrazione dello spirito dalla buccia di bergamotto risalga al 1844, con l’invenzione della Macchina Calabrese a opera di Nicola Barillà, macchina che garantirà uno spirito di qualità paragonabile a quello estratto a mano dagli spiritari definito metodo a spugna, ma questa è un’altra storia.

La tecnica di raccolta del bergamotto

Come già anticipato il bergamotto di Reggio Calabria non è esclusivamente un frutto, dal bergamotto viene estratta l’essenza che costituisce la base naturale della produzione profumiera mondiale.

Così, i frutti di bergamotto vengono raccolti nei mesi di ottobre, novembre e dicembre e la raccolta è un’operazione delicata, operazione che deve essere realizzata da persone esperte e fatta rigorosamente a mano.

Il bergamotto: l’oro verde della Calabria

I frutti di bergamotto vengono raccolti a mano rompendo il peduncolo con il pollice, in rari casi si usano forbici da pota o il tagliapiede (un particolare coltello), di seguito adagiati in cassette di plastica. In passato i frutti di bergamotto si ponevano in panieri o sporte, in ogni modo alla raccolta del bergamotto consegue la sua lavorazione, quindi l’estrazione dell’essenza dalla sua buccia ma anche per altri tipi d’impieghi e consumi.

Il bergamotto: l’oro verde della Calabria

Il bergamotto: l’oro verde della Calabria

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Il bergamotto di Reggio Calabria come sineddoche della terra dell’abbondanza

Il bergamotto di Reggio Calabria è solo un esempio della terra dell’abbondanza, una sineddoche che riferisce la qualità e la quantità dei prodotti di quest’antica terra, la Calabria, e della creatività delle sue genti. Il bergamotto è un po’ come il maiale, non si butta via niente, tutto può essere impiegato e valorizzato, dalla buccia ai frutti.

E allora il bergamotto di Reggio Calabria viene impiegato non solo nell’industria profumiera mondiale, ma anche nel campo alimentare come per esempio per aromatizzare caramelle, bibite o liquori come il bergamino (praticamente introvabile) la cui ricetta prevede un infuso ottenuto macerando le scorze di bergamotto nell’alcol e ancora, il bergamotto viene impiegato anche nell’industria farmaceutica per le sue qualità antisettiche e antibatteriche.

Una curiosità, anzi due.

In passato lo spirito veniva estratto dalla buccia di bergamotto con il metodo a spugna dagli spriritari appunto. Gli spiritari venivano chiamati per estrarne a mano lo spirito dal frutto di bergamotto la cui essenza veniva assorbita da spugne naturali, di seguito si passava accanto alla buccia spremuta una fiammella, se questa originava una fiamma significava che ancora vi era essenza e il lavoro non era stato fatto bene.

L’altra curiosità, sono molti gli intellettuali locali, così come associazioni, impegnati nella proposta che il bergamotto di Reggio Calabria sia riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità…

A presto, Sergio.

Ps: si ringrazia l’amico Domenico Malara.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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