Il fondo fotografico Saverio Marra presso il Museo Demologico dell’Economia, del Lavoro e della Storia Sociale Silana di San Giovanni in Fiore in Calabria

L’incredibile fondo fotografico Saverio Marra, un corpus documentario autentico capolavoro di antropologia visuale che mostra la storia sociale, politica, economica e culturale di San Giovanni in Fiore della prima metà del novecento…

5 Minuti di lettura

Nemo propheta in patria, salvo eccezioni!

Il vocabolario della lingua italiana Treccani assegna al termine Fotografia il significato di tecnica e arte di riprendere figure statiche o mutevoli e ancora fatti, avvenimenti, manifestazioni della realtà e della vita. Questo non unicamente come mezzo di riproduzione, d’informazione e di comunicazione, ma anche e soprattutto per cercare di cogliere gli aspetti più significativi e suggestivi interpretandoli e, spesso, trasfigurandoli.

Bene, ci sono fotografie che pretendono di fissare più o meno fedelmente il soggetto o la scena ripresa altre, invece, reclamano qualcosa di più, uno scambio, come quelle che non appartengono solo al suo autore ma anche a chi in quelle fotografie sono raccontati, esposti, rappresentati, immaginati. Esattamente come il corpus documentario custodito nel Fondo fotografico Saverio Marra presso il Museo Demologico dell’Economia, del Lavoro e della Storia Sociale Silana di San Giovanni in Fiore.

Un inciso, Saverio Marra si rese autore di un corpus documentario con pochi e rari precedenti, un potente e raffinato mezzo di costruzione di una memoria da fissare, documentare, trasmettere e anche spedire… ma prima ancora, San Giovanni in Fiore.

San Giovanni in Fiore

San Giovanni in Fiore (o meglio Sangiuvanni) si trova in provincia di Cosenza in Calabria. Si tratta del più vasto e popolato centro abitato della Sila con grandi tradizioni e, con i suoi circa 17.000 abitanti (i Sangiuvannisi), è anche il centro più popolato dei comuni italiani oltre i 1.000 metri. Pare, inoltre, che San Giovanni in Fiore diede i natali e vissero grandi persone, persone che si resero artefici di storie incredibili.

Si sa la storia è fatta di nomi e alcune volte anche di cognomi, così per risalire al nome e all’origine della capitale della Sila dobbiamo ritornare tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, esattamente il periodo storico in cui il grande Abate Gioacchino da Fiore costruì qui un Protocenobio, nel 1215 ricostruito poco distante dai monaci orfani di Gioachino a seguito di un clamoroso incendio. Era l’Abbazia Florense, e questa è una storia che ho già raccontato.

In ogni modo, l’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore è legata a un altro nome e questa volta con un cognome, Saverio Marra.

E allora, oggi il pian terreno e il primo piano dell’ala est dell’Abbazia Florense ospitano il Museo Demologico dell’Economia, del Lavoro e della Storia Sociale Silana (considerato uno tra i musei etnografici più interessanti del Sud Italia) ma prima ancora qui è annesso l’incredibile Fondo fotografico Saverio Marra, custode di una documentazione fotografica autentico capolavoro di antropologia visuale.

Saverio Marra, un maestro

Saverio Marra fu un fotografo libero, istintivo, estroverso, curioso, razionale, anticonformista, sensibile e ancora attuale, che ha saputo rompere ogni schema con una sorprendente lucidità e un’incredibile dose di rapidità semantica per fotografare la situazione sociale, politica, economica e culturale della sua famiglia, dei suoi amici… del popolo di San Giovanni in Fiore.

Ma prima ancora, come riportato in Gente di San Giovanni in Fiore, Saverio Marra (1894 – 1978) fu un contadino, un artigiano, un apicoltore, un carpentiere e anche un fotografo, insomma un tipo che come molti in quel tempo frequentò solo le prime classi delle elementari ma che come pochi si fece subito notare.

In altri termini Saverio Marra pare fosse già fuori moda, o meglio anticipò la moda, diventando di fatto un raffinato e inedito comunicatore catturando istanti incredibili per documentare e raccontare il suo mondo, più qualcos’altro.

Mi piace immaginare Saverio Marra come un maestro zen in attesa che l’azione sorga spontanea, abbandonato a quel processo che con misura e rapidamente la macchina fotografica, lo scatto e la scena diventano un tutt’uno.

Fondo fotografico Saverio Marra San Giovanni in Fiore

Per parafrasare Antonio Gramsci, il maestro Marra seppe attraversare e superare le norme comunicative per farsi fotografo organico. Saverio Marra come un fotografo di tipo nuovo, un uomo che si fece documentarista perché non separato dal suo popolo e dalla sua classe di appartenenza (da questa proveniva e a questa era legato) ispirato forse dalla missione di ri-costruire attivamente la sua emancipazione a partire dai tratti in-visibili e in una prospettiva sistemica, relazionale.

Il Fondo fotografico Saverio Marra

Per essere precisi, il Fondo fotografico Saverio Marra conta centinaia di negativi su vetro e su pellicola, realizzati in circa 40 anni di attività fotografica, attività svolta nella prima metà del novecento…

Fondo fotografico Saverio Marra San Giovanni in Fiore

…e stiamo parlando di un corpus fotografico che illustra i diversi aspetti della vita del paese come il paesaggio agrario, gli abitati, le trasformazioni territoriali legate all’industrializzazione e alla modernizzazione, occasioni cerimoniali e rituali come nascite, feste, battesimi, matrimoni, funerali e il lavoro.

Sono tutti scatti che ricostruiscono e interpretano la situazione sociale, politica, economica, etnografia, antropologica, psicologica di San Giovanni in Fiore, della sua cultura e delle sue genti.

Una curiosità, pare che in questo progetto Saverio Marra fosse ispirato dalla necessità di trasmettere questi scatti fotografici oltreoceano. In altri termini la vita locale doveva essere ri-presentata a chi era dovuto andare via, a chi era emigrato nelle Americhe, per riunire quello che si era separato e consacrare una memoria quasi a testimonianza della fedeltà a un’idea. Vedi pure l’unità immaginata dei Sangiuvannisi separati geograficamente ma per sempre uniti simbolicamente.

E allora la gente di San Giovanni in Fiore si metteva in mostra partecipando attivamente alla visione, testimone di uno scambio rituale e ritualizzato e Saverio Marra, dal canto suo, scelse soluzioni formali precise, stravaganti, con un’interpretazione sapiente dei tempi, degli spazi e dei simboli.

Fondo fotografico Saverio Marra San Giovanni in Fiore

Così il maestro Marra immortala matrimoni, battesimi, nuclei parentali, gruppi di amici, caratteri culturali, momenti sociali, costruzioni, singole persone, defunti, funerali, persone in lutto, sepolture, celebrazioni civili e religiose. E ancora, interminabili serie di ritratti, istantanee di vita, l’universo contadino, i pastori, gli operai al lavoro e i piccolo-borghesi di campagna, il tutto animato dallo choc della modernizzazione.

Leggi anche: L’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza in Calabria

Storie di Sangiuvannisi

Proseguendo nello sforzo d’immaginazione continuo a vedere lo scatto fotografico di Saverio Marra tradursi in un momento rituale, un rito capace di connettere persone, tempi e spazi diversi per mostrare così un presente atemporalizzato fortemente fluido e relazionale. Gli Americani dovevano vedere tutto.

In quel tempo ogni cosa a San Giovanni in Fiore veniva consacrato con uno scatto fotografico di Saverio Marra, come un set cinematografico in un’etnofiction d’avanguardia. Tutti accorrevano, tutti lo cercavano, tutti desideravano uno scatto fotografico.

E allora i bambini venivano fotografati con attenzione ai caratteri naturali e culturali del loro sesso: i maschi mostravano gli organi genitali e le bambine gli orecchini o le bambole di pezza strette al petto. I defunti, invece, si raffiguravano distesi nella bara con i parenti attorno, anche il lutto emigrava oltreoceano.

Fondo fotografico Saverio Marra San Giovanni in Fiore

Secondo a sinistra con la sigaretta in mano Pasquale Straface, mio nonno paterno.

I ritratti di famiglia, in genere, venivano scattati durante ricorrenze festive e la disposizione gerarchica doveva essere rigida con i più anziani al centro e i familiari intorno. Anche nelle foto di gruppo veniva rispettato l’ordine generazionale.

Le ragazze inviavano fotografie con il giacco, l’abito adolescenziale (chissà magari avrebbero trovato marito) mentre le donne con lo splendido ritùartu arricchito da gioielli magari già ricevuti in dote.

E ancora, gli uomini si facevano ritrarre con la divisa militare o quando ottenevano il primo lavoro, quando si preparavano a emigrare o quando indossavano per la prima volta l’abito da adulti, e con oggetti che assumevano forti connotati simbolici come la sigaretta in mano o l’orologio nel panciotto.

Sigarette, orologi e altri oggetti, pare, forniti direttamente da Saverio Marra. Gli Americani dovevano vedere tutto… mio nonno, però, fumava veramente!

A presto, Sergio.

Ps: le foto sono tratte da una mia collezione di stampe.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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