Invito a San Giuseppe a Guardia Piemontese in Calabria

Il pranzo rituale dell’invito a San Giuseppe a Guardia Piemontese in Calabria

A Guardia Piemontese, enclave occitana in provincia di Cosenza in Calabria, da oltre 5 secoli il 19 Marzo si ripete il pranzo rituale dell’invito a San Giuseppe…

4 Minuti di lettura

Il possibile precede il reale e lo comprende come caso particolare e attuale (W. R. Ashby).

Ci sono tradizioni spettacolari, quelle che tutti conoscono, quelle dove partecipare anche da turisti e magari fotografare. Poi ci sono quelle che conoscono in pochi, quelle a cui non tutti possono partecipare e ancora meno fotografare, sono quelle tradizioni fatte anche di luoghi della memoria, luoghi della possibilità, dove la visione è processuale, intima, riservata, esclusiva.

Luoghi della memoria con una leggenda di fondazione che ha come cornice oppressione, terrore, umiliazione, morte, e la cornice contiene un raffinato disegno con personaggi che mediano eventi miracolosi, un disegno che si anima di un episodio che accade veramente e salva.

In questo disegno la salvezza è garantita perché possibile e ancora attuale. In questo disegno i personaggi sono veri e l’evento è di quelli che tocca celebrare ogni anno. È questo il disegno di un minuscolo paesino calabrese, una strage e una leggenda con un Santo, un vecchietto, un invito e una promessa.

Il minuscolo paesino calabrese è Guardia Piemontese, comunità alloglotta di origine occitana in provincia di Cosenza, e La Gàrdia è la sua denominazione in lingua Occitana, lingua qui ancora diffusa e parlata anche dai più giovani.

Una curiosità, Guardia Piemontese, con la comunità Arbëreshë e quella Grecofona nell’area grecanica, è una delle 3 Minoranze Storico Linguistiche Calabresi. Tutte minoranze di una minoranza…

Pillola storica

Gli Occitani s’insediarono a Guardia tra il XII e il XIII secolo arrivando dal Piemonte, nel territorio conosciuto anche come Riviera dei cedri. Parrebbe che in quei secoli, nonostante le diversità culturali, i Valdesi di Guardia vissero senza conflitti e in armonia con le comunità cattoliche circostanti.

Di seguito, però, furono colpiti dalla crociata del Cardinale Michele Ghislieri (poi Papa Pio V), è la strage del 5 Giugno 1561 conosciuta storicamente come la strage dei Valdesi di Guardia Piemontese, con l’uccisione di gran parte della popolazione.

L’inquisizione impose addirittura l’uso di porte munite di spioncino apribile solo dalla parte esterna, questo per consentire ai frati domenicani di controllare la vita privata degli ex eretici scampati al massacro.

E allora, per ritornare a noi, i Guardioli evidentemente continuarono a mantenere saperi tramandati fino a oggi esclusivamente per via orale o comunque con grande eleganza e riservatezza, esattamente come l’invito a San Giuseppe, o meglio l’envit de Sant Josèp.

La Leggenda di fondazione dell’invito a San Giuseppe

Questo si racconta della fondazione dell’invito a San Giuseppe a Guardia Piemontese, era il tempo dell’inquisizione e il Santo apparse in sogno a un guardiolo perseguitato.

Oggi tutti ricordano quel sogno leggendario, così come l’incredibile promessa di San Giuseppe: liberare i guardioli dall’inquisitore in cambio di un pranzo, pranzo al quale il guardiolo avrebbe dovuto invitare una giovane donna (la Madonna), un bambino (Gesù) e infine un vecchio (San Giuseppe).

E così fu, da quel sogno a Guardia Piemontese ogni anno si ripete il pranzo rituale dell’invito a San Giuseppe, un invito offerto per grazia ricevuta dal e al Santo.

La leggenda vuole che un tempo, l’invito fosse offerto dalla famiglia più facoltosa e a commensali scelti tra quelle più povere o bisognose del paese. Oggi, invece, l’invito è esteso anche a parenti o amici con una tradizione rimasta, più o meno, costante da oltre 5 secoli perché a Guardia Piemontese si sa, San Giuseppe non vuole i soldi che si raccolgono in Chiesa ma la confusione dentro casa.

Il pranzo rituale

Bene, il pranzo rituale dell’invito a San Giuseppe a Guardia Piemontese si caratterizza dal consumo di un menù fatto di cibo vegetariano, cioè si evita la carne e di certo non per moda.

E ancora, per preparare l’invito occorrono diversi giorni di lavoro, giorni che richiedono l’intervento di numerose donne che per l’occasione si radunano in cucina, esattamente come un tempo.

Così, il 19 Marzo, all’arrivo in casa dei Santi (San Giuseppe, la Madonna e Gesù bambino) si baciano loro i piedi offrendogli un bicchierino e un tarall, un tarallo con sopra confetti e cioccolata. Quindi i Santi siedono a tavola.

Ma prima ancora, la famiglia che offre l’invito prepara un altare all’interno della propria casa, altare guarnito di pani e vino accostato a un tavolo già apparecchiato e pronto ad accogliere i Santi. Segue la benedizione dell’altare da parte del parroco.

A tavola si servono insalata di lattuga, pasta e fagioli, pasta asciutta, cicoria con il pomodoro e formaggio, polpette di ricotta con il sugo di pomodoro e polpette di ricotta senza il sugo di pomodoro, e il baccalà. Seguono dolci tipici locali come pittole e cattole, le quinolille e ancora fette di ricotta passate nell’uovo poi fritte e guarnite con zucchero e cannella, e poi frutta, torta e ovviamente caffè.

E ancora, tutte le portate sono servite dalla padrona di casa mentre gli invitati siedono al tavolo per consumare il pranzo. A termine del pranzo i Santi lasciano la casa portando un pane benedetto, mentre quanto rimasto è offerto a tutte le famiglie del paese che fuori aspettano la devozione di San Giuseppe.

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Una tradizione nella tradizione

Mi è piaciuto immaginare l’invito a San Giuseppe di Guardia Piemontese come un disegno, perché questo è, un quadro in continuo divenire.

Ed è questa l’emozione che ho avuto partecipando e studiando questa particolare tradizione, un quadro incredibilmente bello e dai significati estetici e simbolici molto criptici. Preferisco lasciare ad altri eventuali interpretazioni, perché si tratta di una tradizione nella tradizione.

E si tratta di una tradizione nella tradizione anche perché l’invito a San Giuseppe non è esclusivo di Guardia Piemontese, è un rito diffuso in gran parte dei paesi calabresi, del meridione, e anche del resto d’Italia, ognuno lo celebra a suo modo. Chi invita i vicini di casa, chi i parenti, chi allestisce il banchetto nell’intimità della propria casa, chi nella ruga.

In ogni modo l’invito a San Giuseppe nasconde significati da comprendere, da scoprire, e soprattutto da partecipare.

Per esempio, anche in Sicilia è diffusa l’usanza dell’invito di San Giuseppe. Anche qui le famiglie più benestanti invitano quelle più povere (almeno in passato), inoltre qui le donne creano sculture di pane che è veramente un peccato mangiare. Però, la strage dei Valdesi, quella possono comprenderla solo i guardioli, e così i guardioli invitano San Giuseppe…

A presto, Sergio.

Ps: il fermo immagine è estrapolato dal film documentario L’invito a San Giuseppe, a cura dell’Associazione Culturale Anziani di Guardia Piemontese.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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