La catalogazione dei Fischietti di Terracotta del Museo di Rutigliano

Brevi appunti sulla catalogazione dei Fischietti di Terracotta esposti nel Museo Civico “Domenico Divella” di Rutigliano in provincia di Bari in Puglia.

4 Minuti di lettura

Per catalogazione dei beni demo-etno-antropologici s’intente, generalmente, qualsiasi intervento orientato a classificare, a tutelare e a valorizzare prodotti (in questo caso i Fischietti in Terracotta di Rutigliano) che si configurano come opere dell’attività umana

Ne consegue che non si può negare l’utilità delle schede di catalogo BDM per la ricerca scientifica e il suo approfondimento, sia dal punto di vista formale che di contenuto.

Da qui l’idea di offrire qualche spunto sulla catalogazione di fischietti di terracotta, o meglio il lavoro di catalogazione scientifica realizzata sui e con i beni demoetnoantropologici oggi esposti presso il Museo Civico del Fischietto in Terracotta “D. Divella” di Rutigliano, in provincia di Bari. Rutigliano la Città d’arte e dei Fischietti di Terracotta.

I Beni Demo-etno-antropologici materiali e la loro catalogazione

I beni culturali materiali mobili, per parafrasare l’Antropologa Roberta Tucci, sono quei beni la cui costruzione e l’uso sono associati a prassi condivise, trasmesse attraverso l’oralità, la gestualità e le tecniche corporali.

E allora, un bene demo-etno-antropologico materiale si riconosce perché appartiene a una specifica tradizione locale e il significato attribuito a tali oggetti è decodificabile solo all’interno delle comunità che li hanno prodotti.

Oggetto della scheda BDM è dunque il manufatto antropologico. La scheda BDM (Beni demo-etno-antropologici materiali) è la scheda predisposta, valorizzata e normata dall’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – compilata attraverso una specifica campagna di catalogazione sul Sistema Informativo Generale del Catalogo, ovvero SIGECweb.

Il caso della catalogazione dei fischietti di terracotta di Rutigliano

L’antropologia, si sa, si è sempre occupata di tradizioni e di relazioni, cioè di quei curiosi e a tratti bizzarri meccanismi di trasmissione di valori, quindi della costruzione di nessi tra società, culture e beni culturali.

Di fatto l’antropologo catalogatore, in questo caso, nella catalogazione dei beni demo-etno-antropologici e nell’avviare una campagna di catalogazione si pone continuamente la domanda: quando un oggetto materiale o immateriale, un prodotto della creatività umana, una tradizione, assumono il valore di documento o di bene culturale?

Così, quando ho ricevuto l’incarico per la catalogazione dei Fischietti di terracotta del Museo del fischietto in terracotta “D. Divella” di Rutigliano, mi sono posto la domanda: i Fischietti di terracotta di Rutigliano hanno un interesse tecnico scientifico? Anche perché, dal momento in cui un bene viene riconosciuto come bene culturale, e viene catalogato nel catalogo nazionale, è riconosciuto come bene culturale dallo stato diventando patrimonio comune.

Più o meno ovunque, infatti, gli oggetti della tradizione vengono astratti dalla loro contemporaneità per essere collocati al sicuro, e spesso fuori dal tempo, nei musei appunto. Niente di male. Tuttavia mi sento di affermare che i Fischietti in Terracotta e il Museo del Fischietto in Terracotta “D. Divella” di Rutigliano sono un caso antropologico esclusivo, bello e interessante.

I Fischietti di Terracotta di Rutigliano

E allora, i Fischietti di terracotta di Rutigliano hanno un interesse di carattere tecnico scientifico?. La risposta e si, risposta che ho trovato nel corso di un’intervista realizzata presso il laboratorio del figulo Rutiglianese Filippo Lasorella:

Le produzioni in passato erano almeno due: una consisteva nella produzione di tegami e pignatte da forno e altro ancora, l’altra i Fischietti di terracotta. I fischietti rappresentavano una produzione minore, erano un riempitivo. Nei periodi invernali era difficile poter lavorare con l’argilla per fare tegami anche di  grandi dimensioni, allora si producevano i fischietti. Si accantonavano e si mettevano da parte proprio per aspettare l’arrivo della festa di Sant’Antonio Abate, il 17 di Gennaio, festa nella quale si vendevano i fischietti. Originariamente il fischietto nasce come un oggetto povero, un giocattolo, destinato ai bambini e avevano anche alcune caratteristiche legate alla satira e anche al Carnevale. Infatti, il 17 di Gennaio inizia il Carnevale. Così, la combinazione di questi elementi ha portato alla costruzione buffa di soggetti e figure. Lo scopo era quello, attraverso la satira e sfruttando l’inizio del Carnevale, di prendere in giro determinati personaggi locali, soprattutto quelli che costituivano o rappresentavano una forma di potere.

Dunque la chiave di volta, la svolta connettiva, è la complementarietà della festa di Sant’Antonio Abate con il periodo del Carnevale. E ancora:

Per quanto riguarda poi il fischietto in sé, attualmente è diventato oggetto da collezione. La produzione si è allargata rispetto a quelli che erano i soggetti più tradizionali, più classici, e questo è un altro aspetto bello del fischietto in terracotta, cioè la libertà. La libertà di espressione, che non è altro che espressione fatta con un altro mezzo ma comunque è libertà di espressione. Tuttavia la cosa più importante è che questa libertà rimanga entro determinati canoni, cioè la tradizione proprio per rispettare quello che è il fischietto in terracotta, e sull’altro versante… perché no, tutte le innovazioni possibili. 

E infine:

Il fischietto di Rutigliano è stato anche importante per i comuni limitrofi che hanno intrapreso questa tendenza al risveglio delle tradizioni. Si è creato anche una moda nel pensare in maniera diversa rispetto all’oggetto. Inoltre, al Concorso partecipano artigiani di tutta Italia, che usano anche tecniche diverse. Naturalmente la costruzione del fischietto, la costruzione dell’oggetto in sé, presuppone anche e soprattutto una certa mentalità, un certo modo di vedere le cose, un certo modo di essere. È anche una forma di gioco, perché il fischietto rappresenta una cosa importante che diciamo è difficile da ottenere.

Leggi anche: Rutigliano. La città dei Fischietti di Terracotta

Un caso di Marketing Culturale

Vittorio Sgarbi in visita al Museo del Fischietto di Rutigliano in provincia di Bari

Il lavoro di catalogazione dei Fischietti di Terracotta di Rutigliano mi ha fatto conoscere oggetti unici, a tratti bizzarri, divertenti, che raccontano storie di luoghi, di ricordi, di speranze. Sono tutti oggetti legati in qualche modo alla contemporaneità, alla contemporaneità della tradizione.

Di certo i fischietti in terracotta esposti nel Museo del Fischietto in Terracotta “Domenico Divella” di Rutigliano appaiono dotati di una connotazione complessa, a tratti sfuggente. Si collocano in una cornice che comprende tutte le manifestazioni culturali dell’ethnos, di quei prodotti sia materiali che immateriali della comunità.

Sono tutti elementi capaci di dialogare con il senso di appartenenza collettiva rispetto al quale il gruppo, o i gruppi sociali (comunità di eredità), riconoscono tracce identitarie e simboliche del proprio vissuto integrandole creativamente con la contemporaneità, e magari farne mostra…

Da qui, anche, la consapevolezza di un patrimonio, di eredità culturali, di un Museo condiviso e, perché no, anche di strategia di marketing e di promozione del territorio efficaci.

Un Marketing Culturale che parte da strategie di patrimonializzazione e dalla valorizzazione di specifiche eredità culturali: il restauro di Palazzo San Domenico nei cui locali è ospitato il Museo Civico del Fischietto in Terracotta “Domenico Divella”, il nuovo allestimento del Museo, la Catalogazione dei Fischietti di Terracotta e ancora la festa di Sant’Antonio Abate, il Carnevale e l’inaugurazione della Mostra Concorso Nazionale del Fischietto in terracotta della città di Rutigliano con la partecipazione di Vittorio Sgarbi.

A presto, Sergio.

Ps: Le foto sono tratte dalla pagina Facebook del Museo Civico del Fischietto in Terracotta “D. Divella” di Rutigliano.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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