La Lestopitta: tutti conoscono la Piadina Romagnola, pochi la Lestopitta Grecanica


Lestopitta vs Piadina. La Lestopitta è la focaccia o pitta sottile senza lievito tipica della Bovesia, l’area Grecanica in provincia di Reggio Calabria. Un antico, originario e squisito cibo della comunità agro-pastorale locale…

5 Minuti di lettura

E’ facile trovare una Piadina, e questo in quasi tutte le città italiane, da nord a sud o da sud a nord. In realtà è la piadina a trovare te, non il contrario. E la Lestopitta? Esattamente l’opposto.

La Lestopitta non è di certo diffusa come la Piadina, né da nord a sud né da sud a nord e, per essere precisi, la Lestopitta è diffusa solo in una specifica zona dell’Italia del Sud, la Calabria meridionale, il Sud del Sud: Bova.

Bova (Chòra tu Vùa nella sua denominazione in lingua grecanica) è la capitale culturale della Bovesìa (l’area grecanica in provincia di Reggio Calabria), una meravigliosa cittadina nel Parco nazionale dell’Aspromonte inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Così, in una prima comparazione tra Piadina Romagnola e Lestopitta grecanica, pare che entrambe siano tipiche focacce mediterranee non lievitate, molto probabilmente consumate in sostituzione del pane. In effetti, la comparsa del pane lievitato si fa risalire al IV secolo a.C. E allora…

La Piadina Romagnola

La Piadina Romagnola

Si riferisce che furono gli Etruschi a insegnare alle popolazioni locali come preparare e cucinare i cereali. In ogni modo l’antica ricetta fu tramandata ai Romani e così, con la conquista romana dell’Etruria, anche questa ricetta fu assorbita nella tradizione gastronomica romana.

Di seguito la Piadina riuscì a resistere alle medioevali quote di grano da versare ai signorotti e i contadini consumarono via via meno pane e più piadine, questo perché potevano essere preparate anche con farina di altri cereali, quelli non tassati.

Dal medioevo, passando per il rinascimento, la piadina è arrivata fino ad oggi forse diversa da quella originaria e con le dovute differenze, come quella Riminese o quella della bassa Romagna.

La ricetta della Piadina

Oggi tutti conosciamo la Piadina, possiamo riassaporarla anche adesso, magari al prosciutto crudo con rucola e squacquerone, occorre solo un semplice sforzo di memoria.

In chioschetti, piadinerie, ristoranti, a casa, ovunque andiamo troviamo la Piadina, anche al supermercato, e addirittura nei Minimarket gestiti da ragazzi Pakistani. E allora la ricetta…

Ingredienti

  • Farina non troppo setacciata
  • Acqua o Latte
  • Bicarbonato di sodio
  • Strutto
  • Sale

Preparazione

Tutti gli ingredienti vanno impastati insieme fino a formare un composto piuttosto sodo così, separato un panetto, si distende l’impasto con il mattarello formando una sfoglia più o meno sottile dal diametro tra i 15-25 centimetri.

Infine si mette a cuocere la sfoglia su un testo di terracotta, sotto cui deve ardere un fuoco preferibilmente allegro, anche perché la Piadina va cotta in fretta. Insomma, una ricetta semplice.

La Lestopitta

Lestopitta sta per focaccia o pitta sottile. Gerhard Rohlfs, glottologo berlinese, il massimo benemerito degli studi grecanici, riferiva che Lestopitta deriva dal greco volgare pitta, che significa focaccia.

Al di là del significato etimologico del termine, l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani nel suo Il sogno di uno spazio. Itinerari ideali e traiettorie simboliche nella società contemporanea scrive delle Lestopitte come pizzette sottili, cibo semplicissimo fatto di farina di grano impastata con acqua e fritta senza lievito.

La Lestopitta Grecanica di Bova in provincia di Reggio Calabria

Esatto, la Lestopitta è fritta, fritta nell’olio o nello strutto, la Lestopitta è una focaccia fritta (sembra uno scioglilingua) a base di acqua e farina non lievitate. A quanto pare, però, l’origine della Lestopitta è troppo remota per essere datata con esattezza.

Non che sia di fondamentale importanza conoscere la genesi dei piatti della cucina tradizionale tuttavia, spesso, conoscerla contribuisce a rendere più curioso il boccone, più appetitoso. Conoscere l’origine dei cibi contribuisce a ricercare e ri-conoscere sapori nascosti e sapienti, è una questione di approccio.

Un inciso: nei commenti Domenico riferisce di suo nonno, un uomo anziano originario di Roghudi, che ricorda la Lestopitta come una pitta arrostita su una pietra piatta arroventata, e questo perché si ritiene che difficilmente i pastori portassero con sé olio, o strutto, e una padella per friggere.

Comunque sia, fritta o arrostita, la Lestopitta era di certo il pranzo preferito dalla comunità agro-pastorale dell’area Grecanica Calabrese. Era ed è un cibo povero, squisito, facile da realizzare e veloce da consumare.

La ricetta della Lestopitta

La ricetta della Lestopitta è rimasta più o meno immutata rispetto a quella originaria, così come gli ingredienti: oggi occorrono una padella, farina, olio extravergine di oliva, sale e naturalmente il companatico.

Ingredienti

  • Farina di grano duro
  • Acqua
  • Sale (nell’impasto a scelta ma anche no)

Preparazione

È necessario impastare i due ingredienti, meglio se all’interno di una scodella, fino a ottenere un composto omogeneo. Si separa un piccolo panetto per spianarlo con il mattarello fino ad ottenerne una sfoglia del diametro di circa 10-15 centimetri. Successivamente la focaccia viene fritta in olio già portato in ebollizione. La Lestopitta sarà pronta quando avrà assunto un colore dorato.

Uno dei segreti per realizzare una Lestopitta è imparare a riconoscere l’esatta consistenza dell’impasto, i giusti equilibri di acqua e di farina, manipolare con cura l’impasto e, ovviamente, prestare attenzione alla temperatura dell’olio e ai tempi di cottura. Il rischio sarebbe generare una soletta immangiabile.

In tutti i casi è preferibile consumare la Lestopitta ancora calda.

La Lestopitta Grecanica di Bova in provincia di Reggio Calabria

La Lestopitta Grecanica di Bova in provincia di Reggio Calabria

La Lestopitta Grecanica di Bova in provincia di Reggio Calabria

Leggi anche: I tipici Maccheroni al sugo si capra di Bova in provincia di Reggio Calabria

Un gusto da portare a casa

Risulta allora impossibile visitare l’area Grecanica e in particolare Bova senza sperimentare la Lestopitta farcita, ovviamente, con prodotti locali come salsiccia, salumi, formaggi, peperonata, ciccioli di maiale, parmigiana di melanzane, olio, sale e peperoncino. E soprattutto, solo in questa zona è possibile trovare la Lestopitta Grecanica.

In verità c’è chi si reca appositamente a Bova per consumare la Lestopitta: l’antico, originario e squisito cibo della comunità agro-pastorale dell’area Grecanica Calabrese.

Una curiosità, anche la Lestopitta (così come la Piadina Romagnola) potrebbe entrare nella lista del patrimonio dell’umanità UNESCO come elemento culturale peculiare della Comunità Grecanica Calabrese. E questo a seguito del lavoro di catalogazione dei beni demo-etno-antropologici delle minoranze storico-linguistiche calabresi con la compilazione degli inventari per la presentazione del dossier di candidatura UNESCO per la Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

A presto, Sergio.

Ps: la foto della Piadina Romagnola è tratta da Google Immagini.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

8 commenti
  1. Salvatore
    Salvatore says:

    Articolo interessante che accentua il tuo carattere “comparativo” nella ricerca etnografica….qualcosa, del resto, molto antropologica!
    Sarebbe interessante, se posso muoverti una critica costruttiva, leggere qualche suggerimento bibliografico aggiungendo, per ciascun articolo in cui si renda utile, una mappa geografica riferita al luogo della trattazione.

    Bravo Sergio, ti seguirò con grande piacere.

    S.

    Rispondi
    • admin
      admin says:

      Grazie Salvatore!
      Il tuo commento è puntuale e più che gradito, così come la critica. Provvederò prima possibile ad inserire qualche riferimento bibliografico e magari anche una mappa geografica.
      Grazie ancora e a prestissimo, spero.
      SS

      Rispondi
      • Domenico
        Domenico says:

        Mio nonno, originario grecanico di Roghudi,mi raccontava della pitta arrostita su una pietra piatta arroventata.Credo che i pastori difficilmente portassero con se olio e padella per friggere.. Le porgo i miei cordiali saluti.

        Rispondi
        • Sergio
          Sergio says:

          Gentilissimo Domenico,
          la ringrazio per la notizia, notizia che nessuno degli intervistati mi aveva riferito prima e che naturalmente ho inserito nell’articolo perché molto preziosa e anche probabile. Ri-costruire e ricordare un passato così ricco ed esclusivo non è mai del tutto semplice.
          La ringrazio ancora per il suo contributo, buona giornata e a presto,
          Sergio

          Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Ciao Aurora,
      sono felice tu abbia apprezzato, anche perché la Lestopitta è buonissima, e grazie per il tuo ‘bellissimo articolo’.
      A presto,
      Sergio

      Rispondi

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