Cestai fossetasi - centino con fichi secchi

La storia dei cestai fossatesi di Fossato Serralta in Calabria

I cestai fossatesi furono abili artigiani capaci di ricavare dal legno sporte e cesti, specializzandosi nella realizzazione del cestino impiegato per conservare le famose crocette di fichi secchi, oggi usato in Calabria anche per confezionare altri dolci…

5 Minuti di lettura

Una premessa

In un suo contributo, l’antropologo Mariano Pavanello ha sostenuto che una società non si riproduce semplicemente perché le donne generano figli, la riproduzione di un sistema sociale è un processo che implica soprattutto la trasmissione di saperi, e anche di valori.

Si tratta di saperi che in genere si trasmettono da generazione in generazione e che alcune volte non rimangono confinati in isolate comunità, e questo perché capita che alcuni saperi seguono curiose rotte capaci di contaminare e caratterizzare saperi altri. Si tratta di un complesso circuito sistemico e relazionale.

Sono saperi, tradizioni, che hanno una storia prodigiosa dove conoscenze antiche s’intrecciano con esclusive risorse del territorio. Sono intrecci che nel tempo hanno prodotto nuove geografie e traiettorie generando storie che aspettano di essere raccontate, storie che desiderano di occupare almeno la pagina di un libro, esattamente come la storia dei cestai fossatesi.

Si tratta comunque di una pagina di storia che deve essere ancora ben scritta e descritta, e se questa pagina si aggiungesse alla storia che già conosciamo allora si tratterebbe di una pagina molto affascinante, anche perché stiamo parlando di artigiani che hanno prodotto oggetti e utensili oggi patrimonio comune di tutti i calabresi.

Tra storia e mito

E allora, in un tempo molto remoto, durante il periodo magno-greco e precisamente nei secoli VIII e VII a.C., pare che Trischene fosse un ricco e fiorente centro sotto la dominazione della città di Crotone, situato tra il fiume Crotalo e il fiume Simeri, circa nel centro del Golfo di Squillace in Calabria.

Si trattava di un centro caratterizzato da notevoli traffici commerciali, sia marittimi sia terrestri, dove s’insediarono prima popolazioni autoctone e poi greche appunto. Di seguito giunsero i latini con l’Impero Romano e addirittura monaci orientali giunti in Calabria a causa delle persecuzioni iconoclaste.

In ogni modo, la storia diventa ancora più affascinante dal momento in cui le cronache locali raccontano di una diaspora degli abitanti di Trischene a seguito della caduta della città marittima causata dalle invasioni saracene, precisamente tra l’865 e l’875. Diaspora che procurò la nascita di nuovi insediamenti nelle zone collinari e montane, come anche nella pre-Sila e nella Sila.

Nacquero allora nuovi insediamenti e casali dove i vecchi abitanti della città di Trischene importarono conoscenze, tecniche e, per necessità, sfruttarono le risorse dei luoghi per inventarsi nuove attività produttive spesso specializzandosi in nuovi mestieri, come accadde con la nascita di Fossato Serralta, per esempio, e la conseguente fiorente arte dei cestai fossatesi.

Un’altra premessa

Una seconda premessa per ricordare che si tratta di una storia molto affascinante anche perché in questo consueto legame tra la storia e il mito, pare nacquero nuovi e interessanti intrecci. Nuovi e interessanti intrecci che ancora oggi continuano a produrre nuove trame.

E allora, in uno di questi intrecci, i nuovi abitanti di Fossato Serralta dovettero presto accorgersi quanto il legname dei pini delle foreste della Sila fosse particolarmente pieghevole e quindi adatto a essere ridotto prima in fasci e poi in fogli più sottili facilmente lavorabili a intreccio.

E fu esattamente grazie a quest’accortezza che numerosi fossatesi diventarono in breve tempo abili artigiani e maestri nel ricavare sporte e ceste per tutti gli usi. Nacque più o meno così l’arte dei cestai fossatesi, ma prima ancora, quella degli sportari fossatesi.

Gli sportari fossatesi

Originariamente pare che gli artigiani fossatesi partissero per i boschi della Sila la seconda domenica dopo Pasqua e comunque dopo la festa di San Francesco di Paola, protettore di Fossato Serralta. Qui evidentemente sostavano diversi giorni, giorni necessari per tagliare alberi e sezionare tronchi.

Un inciso: in questo primo periodo il lavoro era del tutto manuale, quindi era di fondamentale importanza la scelta dei pini da tagliare giacché toccava scegliere quelli facili da sfogliare manualmente. Così, rientrati in paese, gli artigiani fossatesi presso le loro botteghe o magazzini, detti catoi, scortecciavano i tronchi di pino già sezionati lavorando la parte esterna per ricavarne delle tegole.

La tecnica più diffusa prevedeva l’impiego di un tagliere da porre nella menzina del tronco per procedere con il taglio sfruttando la venatura del legno.

Dalle tegole così estratte si ricavavano fasci di legno da immergere in acqua per renderli sufficientemente malleabili per la successiva fase dell’intreccio con la realizzazione delle sporte: contenitori più o meno grandi utili per il trasporto delle derrate alimentari e di utensili vari come tessuti e vestiti per fare il bucato presso i vicini corsi d’acqua.

Sporta

Un altro inciso: le sporte realizzate dagli artigiani di Fossato Serralta furono molto apprezzate, si diffusero in tutto il Regno di Napoli e le attività legate a quest’antico mestiere costituivano in quel tempo le principali risorse economiche del paese, risorse economiche che permisero ai fossatesi di vivere dignitosamente fino la seconda metà dell’ottocento. Per intenderci era questo un periodo in cui non esistevano ancora plastica e cartone.

La Macchina dei pacchi

Presto, però, anche gli sportari fossatesi ebbero il loro incontro con la storia e siamo ora in una pagina storica che tutti conosciamo: il 1861 e l’Unità d’Italia che, tra le altre cose, sconvolse vecchi equilibri e condizioni socio-economiche anche in paesi periferici della Calabria. E allora, l’incontro con la storia degli artigiani fossatesi fu salutato con la rielaborazione di una Macchina dei pacchi per opera di un anonimo artigiano di Fossato Serralta.

Gli anni erano quelli a cavallo del 1900 e la macchina dei pacchi era un rudimentale e assieme complesso congegno, dapprima in legno e di seguito di acciaio, dotato di meccanismo azionato originariamente a mano per poi diventare elettrico. Macchina dei pacchi, tra l’altro, oggi esposta presso il Museo dei cestai fossatesi a Fossato Serralta appunto.

Macchina dei Pacchi dei Cestai Fossatesi di Fossato Serralta in Calabria

A seguito dell’impiego della macchina dei pacchi fu possibile meccanizzare il processo di taglio con la conseguente produzione di fasci di legno molto più sottili di quelli tagliati a mano, fogli di legno che avrebbero consentito un intreccio molto più agevole con la produzione di cesti.

Avvenne così che gli sportari fossatesi divennero cestai fossatesi, o fabbricanti di cesti o pacchi, raffinati artigiani che, tra le altre cose, si specializzarono nella realizzazione del cestino da 1 chilogrammo impiegato per conservare e spedire le crocette di fichi secchi, oggi usato per confezionare anche altri dolci.

Cesta con dolci

L’arte dei cestai fossatesi

Ma prima ancora, accantonate le vecchie sporte, quella dei cestai fossatesi divenne un’arte che venendo da molto lontano fu subito appezzata in tutto il Sud d’Italia e anche in diverse città del settentrione.

I cestai fossatesi intrecciavano con grande maestria i fogli di legno tagliati dalla Macchina dei pacchi per realizzare i propri cesti usando solo le mani e curando ogni dettaglio nel realizzare la forma desiderata, ottenendo cesti anche molto piccoli.

Si producevano cesti, cestini e pacchi di diverse dimensioni e con forme e colori diversi corredati da coperchi, alcuni cesti erano talmente belli e preziosi da costituire elementi essenziali della dote delle promesse spose. Particolarmente richiesti erano i famosi cestini per conservare le crocette di fichi secchi e ancora… cesti per conservare fiori, pacchi per imballaggio, pacchi postali e quelli per confezionare abiti da sposa o comunque stoffe e velluti.

Con il trascorrere degli anni, però, l’incontro con la storia dei cestai fossatesi ci ha rivelato che la produzione delle sporte e dei cesti a Fossato Serralta si è progressivamente ridotta, fino a svanire completamente lasciando il ricordo sbiadito di un passato eccellente che però ha segnato rotte che hanno contaminato saperi altri, e continuano a caratterizzarli.

Leggi anche: Il bergamotto: l’oro verde della Calabria

Rotte e nuovi itineriari dei cestai fossatesi

Le cronache locali, così come numerosi racconti, ricordano che l’abilità degli sportari prima e quella dei cestai fossatesi poi, così come esigenze socio-economiche, generò presso gli abitanti di Fossato Serralta l’insinuarsi d’inaspettate abilità imprenditoriali e commerciali.

E questo soprattutto perché i pacchi dei cestai fossatesi si rivelarono adatti a spedire merce tramite i mezzi di trasporto di quell’epoca, come quello ferroviario e quello navale.

Si parla di un periodo considerato come l’epoca d’oro per i cestai fossatesi, la produzione aumentò e i pacchi di Fossato Serralta conquistarono i mercati Siciliani, Pugliesi e Campani approdarono addirittura a Tunisi in Africa e forse, chissà, anche oltre oceano.

In ogni modo, fiore all’occhiello della produzione dei cestai fossatesi, un autentico capolavoro di arte e ingegno popolare, oggetto su cui maggiormente questi artigiani si specializzò, era il cestino da 1 chilogrammo impiegato per conservare e spedire crocette di fichi secchi, oggi vero patrimonio culturale e simbolo tradizionale diffuso in tutta la Calabria impiegato, anche, per contendere diversi tipi di dolci.

A presto, Sergio.

Si ringrazia Luciano Dometti per l’immagine della Macchina dei Pacchi e Mario Amelio per le preziose informazioni.

Ps: alcune foto sono tratte da Google immagini.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog
     

 

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