Le ceneri dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia in Calabria

L’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia in Calabria (frazione di Lamezia Terme in provincia di Catanzaro), edificata per volere di Roberto il Guiscardo nel 1062 e sui ruderi di un antico cenobio Bizantino, è considerata il centro d’irradiazione della cultura latina nell’Italia Meridionale, un autentico capolavoro architettonico e politico che avviò il passaggio dall’epoca Bizantina a quella Latina.

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Ci sono pietre silenziose e cariche di senso la cui storia pare sfuggirci altre, magari, non hanno nulla da raccontare (almeno in apparenza), e poi ci sono quelle che celano una memoria esclusiva, maestosa, prodigiosa.

Pietre con storie da scoprire, ri-scoprire e raccontare. Storie che hanno cambiato luoghi, eventi, percorsi storici, tradizioni e anche persone… una di queste è la storia dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia.

O meglio, l’Abbazia Benedettina di Santa Maria Vetere, sita in località Terravecchia di Sant’Eufemia nei pressi di Lamezia Terme, edificata per volere di Roberto il Guiscardo (con diploma di fondazione datato 1062) sui ruderi di un antico cenobio Bizantino detto Parrigiani (fondato probabilmente intorno il 554 dal grande Cassiodoro).

Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia

Stiamo parlando di un’Abbazia che ebbe un ruolo di fondamentale importanza strategica per il processo di latinizzazione in Calabria, perché l’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia segna, di fatto, l’avvio del passaggio dall’epoca Bizantina a quella Latina.

Un inciso, in questo intento i Normanni sfruttarono la centralità della piana Lametina però, nonostante il processo di latinizzazione così avviato, il rito Greco-Bizantino in Calabria non fu mai del tutto perduto. Il rito Greco-Bizantino è infatti ancora oggi praticato in particolare presso le comunità Arbëreshë, così come marginalmente nell’area Grecanica.

Ma ritorniamo all’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia perché, per farci un’idea di come doveva apparire, dobbiamo vedere un’immagine, quella dell’Abbazia di Cluny fondata nell’omonimo paese della Borgogna nel 909. E non solo, dobbiamo ricordare anche un nome: Roberto di Grandmesnil, abate e architetto costruttore di Cattedrali e Abbazie appunto.

Abbazia di Cluny

Abbazia di Cluny

Accadde allora che nel 1062 Roberto il Guiscardo chiamò Roberto di Grandmesnil con il privilegio di edificare la nascente Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia, e il Grandmesnil arrivò in queste terre al seguito di 11 monaci, tutti provenienti dalla nobiltà Normanna.

Di seguito arrivarono altri monaci dalla Normandia, dalla Lorena, dalla Bretagna e dalla Germania, ma prima del loro arrivo Grandmesnil progettò e costruì una maestosa e raffinata struttura dallo stile nordico-benedettino, rifacendosi esattamente al modello dell’Abbazia di Cluny (da cui Grandmesnil proveniva).

Mi piace immaginare Roberto di Grandmesnil, così come i principi Normanni e Papa Niccolò II, compiacersi di questo capolavoro architettonico e politico, e decidere così di replicare il modello anche a Mileto con l’Abbazia della Santissima Trinità, fondata nel 1080 da Ruggero I.

Un altro inciso, l’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia è considerata il centro d’irradiazione della cultura latina nell’Italia Meridionale, mentre quella della Santissima Trinità di Mileto fu scelta come capitale del Regno e prima sede episcopale latina di tutto il Meridione.

Era questo un lembo di terra che, sul finire dell’XI secolo e in un’area di circa 50 Km, ospitava le due Abbazie più rilevanti dell’intero Meridione, un lembo di terra evidentemente molto caro ai principi Normanni.

Qui pare che Roberto il Guiscardo fece seppellire la madre Fredesenda (seconda moglie di Tancredi d’Altavilla), esattamente nell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia, così come due suoi familiari: Ruggero Estoblaut e Gilberto (entrambi caduti durante l’assedio normanno di Aiello).

L’arrivo dei Normanni in Calabria e la fondazione dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia

I Normanni, abili conquistatori provenienti dalla Scandinavia e Duchi di Normandia, arrivarono nel meridione italiano nel 1018 e nel 1038 scesero dal nord della Francia anche i figli di Tancredi insediandosi in Puglia.

Normanni

Nel 1050 Roberto il Guiscardo s’accampò tra Castrovillari e San Marco Argentano compiendo le sue prime incursioni a Cosenza e in Sila.

Intanto Papa Leone IX, preoccupato dalla progressiva conquista Normanna dei Themi Bizantini, organizzò una spedizione, è la battaglia di Civitate (18 giugno 1053). Qui i Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo, sconfissero l’esercito papale e il Papa, fatto prigioniero e trattenuto in Puglia, fu costretto a riconoscere Umfredo come conte di Puglia.

Nel 1057 Roberto il Guiscardo giunse a Reggio dove assediò la città, ma non riuscì a conquistarla e nel ritorno conquistò Sant’Eufemia e Maida, la conquista del territorio calabrese comunque proseguì: nel 1058 Ruggero I si accampò nei pressi Vibo Valentia e nel 1059 assediò Reggio (sede del Thema Bizantino – l’attuale Calabria). Questa volta Reggio fu costretta a cedere.

Intanto con il Primo concilio di Melfi (3-25 agosto 1059) Papa Nicolò II incorona il Guiscardo Duca della Puglia, di Calabria e di Sicilia, in cambio il Duca riconobbe la supremazia papale.

Bisogna però attendere il 1071 con l’assedio di Bari per considerare concluso il dominio politico dei Bizantini del Sud d’Italia, con il conseguente avvio del processo di latinizzazione sia del culto che della lingua.

Come sappiamo, nel 1062, Roberto il Guiscardo scelse località Terravecchia per compiere l’opera di Roberto di Grandmesnil, l’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia e sui ruderi di un antico cenobio Bizantino, esattamente in un luogo di grande interesse strategico che segnava il confine tra il nord e il sud della Calabria: il nord latino, il sud decisamente grecanico.

Così, considerato il ruolo centrale che i Normanni assegnarono ai monaci, l’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia divenne il centro di diffusione di una cultura nuova.

I frati dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia

E’ giusto immaginare e considerare la Abbazia Benedettina Sant’Eufemia non soltanto come un centro d’intensa vita religiosa, ma anche come un esclusivo cenacolo di cultura e di vita intellettuale, così come di potere politico.

I frati che qui arrivarono al seguito di Roberto di Grandmesnil pare non fossero semplici frati dediti esclusivamente alla pratica religiosa e agli atti caritatevoli (come la regola Benedettina prescriveva), ma erano uomini particolarmente colti, e molti di loro divennero vescovi calabresi e siciliani.

Francesco Giurleo, nel suo L’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia Vetere, ricorda tra i primi 11 Benedettini:

  • Berengario (nipote di Roberto di Grandmesnil) uno dei migliori scrittori dell’epoca, divenuto abate dell’Abbazia della Santissima Trinità di Venosa in Basilicata;
  • Gerlando di Besançon (parente di Ruggero I) e Robert Gamaleil, il primo contribuì alla diffusione del canto liturgico e all’introduzione nell’Abbazia di una Schola Cantorum, il secondo fu un raffinato cantore definitoCantor egregius;
  • Goffredo Malaterra, biografo dei fratelli Roberto e Ruggero d’Altavilla;
  • Renaud, tra i massimi esperti dell’epoca di Ars Grammaticae.

Con la regola dettata nel 534, San Benedetto da Norcia proponeva la pratica della vita comunitaria che prevedeva un tempo per la preghiera e uno per il lavoro e lo studio (Ora et Labora).

In questa pratica i monaci Benedettini avrebbero dovuto impegnarsi nella preghiera personale, nella preghiera comune, nel lavoro e nel dispensare atti caritatevoli con elemosine e ospitalità, elargendo offerte di cibo a favore dei più poveri, soprattutto durante i frequenti periodi di carestia.

Però, sicché stiamo parlando di una delle due Abbazie più rilevanti dell’intero Meridione nell’avvio del processo di latinizzazione del culto religioso (ma anche della cultura), è bello frequentare le quinte di questa storia. E allora, frequentando le quinte di questa storia scopriamo che assieme ai coltissimi monaci arrivarono dal nord Europa anche monaci per così dire minori, ma non meno importanti.

Dobbiamo immaginare questi monaci come persone che avevano viaggiato molto, persone che avevano appreso nuove conoscenze e, con il loro arrivo, portarono e trasmisero diffondendo e sovrapponendo nuove tradizioni, usi, tecniche, capacità manuali, riti, miti…

Monaci Benedettini

Questi monaci possedevano le terre circostanti l’Abbazia, che dapprima bonificarono e di seguito coltivarono per il loro fabbisogno, le eccedenze invece venivano donate o vendute localmente.

E ancora, svilupparono l’apicoltura per ricavare la cera necessaria per illuminare gli ambienti, coltivarono la vite soprattutto per l’uso rituale del vino, praticarono l’allevamento del bestiame per fornire lana per gli indumenti e pergamena utilizzata dagli amanuensi.

Col tempo, intorno all’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia s’insediarono case di contadini e artigiani creando un piccolo villaggio dove fiorì poi il commercio e l’artigianato.

Altro momento centrale della vita monacale era quello gastronomico, sia nella preparazione dei cibi che nel consumo conviviale, momenti che favorirono la nascita di preparazioni originali. La cucina monacale dell’epoca doveva essere strettamente legata alla stagionalità dei prodotti e al territorio, e qui arrivarono monaci altamente specializzati che portarono abitudini alimentari del tutto nuove che contaminarono e caratterizzarono i piatti tipici della tradizione locale.

La tradizione alimentare benedettina proponeva infatti timballi, zuppe di cereali, di legumi e di ortaggi, consumo di uova e formaggi, il pesce era consumato in abbondanza mentre la carne solo raramente, comunque i cuochi erano sempre alla ricerca del buono anche nei cibi consueti.

Leggi anche: La nascita dell’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore in Calabria

Un luogo di pace e tranquillità

L’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia mantenne la sua importanza anche sotto gli Svevi e, dalla fine del XIII secolo, l’Abbazia fu retta dall’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, il futuro Ordine dei Cavalieri di Malta. Il 27 Marzo 1638 però, il giorno di veglia delle Palme, un terribile terremoto dell’undicesimo grado della scala Mercalli si scatena in questa zona della Calabria. Il monastero e la chiesa crollarono.

Oggi il maestoso rudere dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia riposa silenzioso su questa collinetta poco distante dal centro storico di Lamezia Terme, meta di turisti e curiosi in cerca di pace e tranquillità e che da diversi anni ospita il Magna Graecia Teatro Festival.

Un rudere che continua a narrare la sua potenza attraverso gli imponenti elementi della Chiesa, del Chiostro, degli edifici abitativi e di servizio, della torre e della cinta muraria. Un rudere che, un giorno, sarebbe bello vederlo più o meno così…

Installazione di Edoardo Tresoldi - Basilica di Santa Maria di Siponto

Si tratta della Basilica di Santa Maria di Siponto a Manfredonia, in provincia di Foggia, un’installazione di Edoardo Tresoldi con rete elettrosaldata zincata, in un virtuoso e coraggioso dialogo tra archeologia e arte contemporanea.

A presto, Sergio.

Ps: le immagini sono tratte da google immagini.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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