Conocchia del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore "R. Corso" di Palmi (RC)

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore R. Corso di Palmi


Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi (in provincia di Reggio Calabria) come oggetti di esclusiva e raffinata fattura artistica realizzati a intaglio dai pastori locali e consegnati alla propria donne come dono d’amore.

4 Minuti di lettura

Siamo a Palmi, città della provincia di Reggio Calabria sul versante tirrenico Calabrese di oltre 18.000 abitanti, importante centro culturale che ha dato i natali al compositore Francesco Cilea e al letterato Leonida Repaci. Qui visse San Fantino la cui cripta con le sue spoglie è un esclusivo luogo di culto cattolico. Inoltre Palmi è famosa per la Varia di Palmi, da poco inserita nell’elenco dei patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO e per la festa di San Rocco conosciuta come il corteo degli spinati.

Pare che l’origine del nome sia dovuta alla presenza delle molte palme che sorgevano in questo territorio e ritrovamenti archeologici testimoniano che questo territorio fosse abitato fin dall’età del bronzo, mentre l’atto di fondazione di Palmi risale al 212 a.C., quando a seguito della Seconda guerra punica con il passaggio nel Bruttium dei Taureani protetti da Roma.

E ancora, Palmi ospita il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso, considerato uno dei più rilevanti musei etno-antropologici del Sud Italia.

Il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso è ubicato presso la Casa della Cultura Leonida Rèpaci Palmi dove confluiscono la Pinacoteca Leonida ed Albertina Repaci, la Biblioteca comunale Domenico Topa, l’Antiquarium Nicola De Rosa, il Museo musicale Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce, la Gipsoteca Michele Guerrisi, l’Archivio di Stato di Reggio Calabria e l’auditorium comunale.

Il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso

Il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso (riconosciuto di importanza internazionale dall’UNESCO) si articola in un percorso tipologico-tematico con diverse sezioni dedicate al ciclo della vita, dell’anno, dell’arte popolare e dei pastori, della vita agricola e marina, della superstizione, della magia e della religiosità popolare.

Tra gli oggetti esposti si distinguono maschere apotropaiche, costumi tradizionali, attrezzi agricoli, una collezione di stampi per dolci, figure di pastori, presepi, ex-voto in cera, immagini sacre, cardi e corone di spineusati dai Vattienti di Nocera Terinese (CZ) durante il rito del Sabato Santo, un grande telaio, una coppia di giganti Mata e Grifone e una dettagliata collezione di conocchie.

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

La vera novità che resiste è quella che ha ripreso tutti i fili della tradizione e li ha tessuti in un motivo che la tradizione non poteva tessere (Fernando Pessoa).

Tutti sappiamo che le conocchie sono strumenti usati sin dall’antichità (e anche nel mito) dalle donne durante la filatura di canapa, cotone, lana, lino. E ancora, più o meno tutti conosciamo e siamo abituati a immaginare le conocchie come costruite in canna con una gabbietta realizzata aprendo la canna in diverse sezioni dal cui allargamento e richiusura si ottiene una gabbietta di forma affusolata.

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

E poi, in altri conosciamo le conocchie la cui struttura era costituita da un bastone di legno con una gabbietta o altro ingrossamento intorno al quale si legava la massa del filato.

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Bene, con le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi dobbiamo ribaltare quest’immagine perché la singolarità sta esattamente nella loro esclusiva e raffinata fattura artistica. Stiamo parlando di oggetti sconvolgenti per bellezza e raffinatezza, stiamo parlando di oggetti dal potere connettivo, stiamo parlando di oggetti che riferiscono una semantica artistica e simbolica esclusiva.

E già, le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi potrebbero simboleggiare anche qualcos’altro perché sono sculture realizzate a intaglio dai pastori e di seguito consegnate alla propria donna come dono d’amore o meglio nuziale. Oggetti d’uso che trasmutano in opere d’arte stravaganti e assieme misteriose?

Per comprendere la magia delle conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi l’invito è valutare la natura relazionale e sistemica di questi oggetti. La donna durante la sera e la notte in casa a filare con lo strumento d’amore donatole dal suo uomo lontano, e l’uomo impegnato nella transumanza o nei lunghi lavori nei campi a realizzare l’oggetto da donare alla donna lontana.

Entrambi, l’uomo e la donna (o la donna e l’uomo) lontani e assieme ri-uniti da quel filo filato, esattamente come in un gioco di specchi, inclinati di qualche grado, che proiettano nuove immagini a partire da quella originaria per confondersi in un punto non ben definito.

E allora…

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Immagini…

Osservando le conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi ho immaginato un pastore lontano dalla propria casa e dalla donna amata e desiderata. L’ho immaginato osservare le stelle e durante la notte, con il pensiero e il corpo proteso verso la donna lontana, intagliare la conocchia e incidendovi simboli amorosi, segni ripetitivi e in curiose successioni, figure antropomorfe, figure zoomorfe.

E in questo ho immaginato quel pastore posseduto da un oscuro e velenoso intruglio d’amore e di speranza capace di proiettarlo in una trance emotiva e connettiva. Poi l’ho immaginato al risveglio e l’ho visto osservare la sua opera d’arte.. quella conocchia da donare alla donna e su cui incidervi le sue iniziali come sigillo d’amore

A presto, Sergio.

Ps: le foto riferiscono alcuni oggetti della collezione di conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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