Il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi in provincia di Reggio Calabria, già riconosciuto d’importanza internazionale dall’UNESCO, espone autentici capolavori di arte e cultura popolare…

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Ci sono musei incredibili per definizione, musei opere d’arte disegnati da architetti visionari, poi ci sono musei che hanno fatto scuola nella pratica museografica altri, invece, si differenziano per la presenza di opere esclusive, magnifiche… magnetiche. Quei musei capaci di parlare e levare il fiato. Uno di questi è il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi.

E allora, Palmi, città della provincia di Reggio Calabria sul versante tirrenico Calabrese nel territorio conosciuto anche come Costa viola, importante centro culturale che ha dato i natali al compositore Francesco Cilea e al letterato Leonida Repaci, qui inoltre visse San Fantino la cui cripta con le sue spoglie è un esclusivo luogo di culto cattolico.

Inoltre Palmi è famosa per la Varia, da poco inserita nell’elenco dei patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO e la festa di San Rocco conosciuta come il corteo degli spinati. E ancora, Palmi ospita il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso, considerato uno dei più rilevanti musei etno-antropologici del Sud Italia.

Il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso

Il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso, fondato nel 1955, si trova presso la Casa della Cultura Leonida Rèpaci di Palmi, esclusivo luogo culturale dove confluiscono anche la Pinacoteca, la Biblioteca comunale, l’Antiquarium, il Museo musicale, la Gipsoteca, l’Archivio di Stato di Reggio Calabria e l’Auditorium comunale.

Si tratta di una chicca, di un autentico capolavoro di arte e cultura popolare, una preziosa raccolta intimamente legata alla figura di Raffaele Corso (1883-1965), etnografo e raccoglitore di testimonianze della cultura del quotidiano nella tradizione folklorica Calabrese, amico di Benedetto Croce e discepolo del grande antropologo siciliano Giuseppe Pitré (1841–1916) che, alla morte del Pitré, gli fu addirittura proposto di succedergli nella cattedra di demopsicologia all’università di Palermo.

Le collezioni del museo esprimono una raffinata vocazione estetica e simbolica delle cosiddette culture subalterne della Calabria centro meridionale, collezioni che si sono comunque arricchite nel corso degli anni grazie a successive donazioni di singolari e attenti etnografi e raccoglitori di testimonianze della cultura popolare.

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Ex-voto anatomici del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Stiamo parlando di manufatti bizzarri che in un certo senso vanno oltre il folklore per esprimere un’incredibile cifra stilistica, potenti oggetti capaci di accompagnare il visitatore in un’esperienza emozionale difficile da dimenticare.

Un inciso, il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso è stato da subito concepito come un museo moderno con ampie sale, e vetrine espositive e il percorso propone un’esperienza museale incentrata sugli oggetti della tradizione popolare calabrese con un itinerario tipologico-tematico che si articola in diverse sezioni.

Quindi, sezioni dedicate al ciclo della vita e dell’anno, all’arte popolare e dei pastori, alla vita agricola e marinara, alla superstizione, alla magia e alla religiosità popolare. Il percorso è inoltre corredato da pannelli didattici con apporto fotografico.

Le collezioni del museo

Non è per nulla un caso che il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi sia riconosciuto d’importanza internazionale dall’UNESCO.

E questo anche perché tra gli oggetti esposti si distinguono attrezzi agricoli, una raffinata collezione di stampi per dolci, figure di pastori e presepi, ex-voto in cera, immagini sacre, cardi e corone di spine usate dai Vattienti di Nocera Terinese (CZ) durante il rito del Sabato Santo, una coppia di giganti Mata e Grifone (pupazzi in cartapesta che sono da sempre portati per le strade durante numerosi riti religiosi) e una dettagliata ed eccezionale e collezione di Conocchie.

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Conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

E ancora, raffinate ceramiche provenienti per lo più da Seminara e Nicotera, maschere apotropaiche (i famosi babbaluti) usate per scongiurare e respingere il malocchio o comunque le influenze negative, una collezione di costumi calabresi, dolci rituali come i Mostaccioli di Soriano Calabro, un telaio di fine ottocento, strumenti usati per la filatura e la tessitura.

Sono inoltre esposti oggetti utilizzati per la pesca, la caccia e la coltura così come una serie di talismani legati alla superstizione popolare. Stiamo comunque parlando di manufatti assolutamente esclusivi, e con numerose rarità, come per esempio la collezione di circa 50 strumenti musicali popolari calabresi.

E allora campanacci, martelletti e raganelle (tocca-tocca, tòcchera o toccaredda), cicale (giocattolo che imita i versi delle rane e delle cicale), scacciapensieri (marranzanu, tarantula o trumma di zingari), tamburelli (tamburrinu o tambureddu), mirliton (fischietto di canna detto frischetto o pritaruolo).

Rombi a rotelle (detto ‘u tirru composto da un bottone di cappotto dove in 2 dei 4 buchi passa un filo di cotone annodato, strumento che produce un suono a ronzio attraverso un complicato movimento), fischietti ad acqua e flauti di corteccia, conchiglie (gusci di conchiglia detti vrogna con imboccatura all’apice, una specie di tromba naturale), ancie (cannuccia o zommaredda), zampogne (ciaramedde), mandolini, le classiche chitarra battente e la lira calabrese.

Leggi anche: Le Conocchie del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore R.Corso di Palmi

Un luogo di contatto

Marc Augé, grande etnografo e antropologo francese, nel lontano 1992 aveva coniato il termine nonluogo, quello spazio privato di caratteristiche relazionali, uno spazio di transito frequentato da individui che non s’incontrano e che hanno  in comune la semplice coesistenza. Il luogo, invece, è l’esatto opposto, cioè uno spazio fortemente simbolizzato e abitato da individui capaci di vivere e riconoscere punti di riferimento spaziali e temporali.

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Babbaluti del Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi

Bene, mi piace considerare e vedere il Museo Calabrese di Etnografia e Folklore Raffaele Corso di Palmi come un luogo, come una zona di contatto (per parafrasare James Clifford nel suo Strade. Viaggio e traduzione alla fine del secolo XX). Un luogo-zona di contatto dove la visita supera la semplice consultazione e oggetti, idee, immagini e persone si connettono a qualcosa di magico e misterioso in un costante e costruttivo colloquio.

Qui il mistero del presente si fonde alla magia del passato, e le persone di oggi a quelle di ieri, grazie a un processo guidato da oggetti che evocano storie magiche e misteriose in una relazione profonda e potente.

E allora, in questa relazione viene quasi voglia di leccare i Mostaccioli, dar fiato alla Vrogna, baciare le figure antropomorfe all’apice delle Conocchie, accarezzare i Babbaluti per respingere le negatività del presente, intascare qualche talismano, ballare con i giganti… e questa è una necessaria responsabilità di questo gioiello di arte e cultura popolare per contrastare la timida minaccia dell’oblio.

A presto, Sergio.

Ps: alcune foto sono tratte da Google immagini.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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