Nota sul canto popolare di San Demetrio Corone, comunità arbëreshë in Calabria

Il canto popolare di San Demetrio Corone, comunità Arbëreshë in provincia di Cosenza, un patrimonio culturale immateriale ancora vivo e vivace, capace di offrire diversi spunti interpretativi e riflessivi…

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Che la prima virtù dell’arte sia proprio di presentare queste cose? Obbligare l’esecutore e l’ascoltatore, il pittore e l’osservatore e così via ad abbandonarsi a quella necessità che segna il confine tra l’autocorrezione cosciente e l’obbedienza inconscia alla calibrazione interiore? (Gregory Bateson).

Siamo a San Demetrio Corone (Shën Mitri in lingua Arbëreshë), un piccolo borgo calabrese in provincia di Cosenza che sorge sulle colline dalla pianura di Sibari, a ridosso della Sila Greca, tra i centri culturali più importanti della comunità albanese italiana e, benché si tratti di un piccolo borgo (conta poco più di 3.000 abitanti), qui l’identità etnica Arbëreshe è dominante e ancora viva. Si conserva, infatti, ancora la cultura e le bizzarre tradizioni, la lingua, il rito bizantino e coloratissimi costumi.

Inoltre San Demetrio Corone è sede del Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano (un importante organismo religioso e culturale per la conservazione del rito orientale, delle tradizioni e del patrimonio identitario Arbëreshë).

In questo breve articolo parlerò del canto popolare di San Demetrio Corone accennando curiosi e interessanti dettagli, e lo farò soprattutto mostrando alcune registrazioni estratte dal lavoro di catalogazione dei beni demo-etno-antropologici delle minoranze storico-linguistiche calabresi con la compilazione degli inventari per la presentazione del dossier di candidatura UNESCO per la Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Devo premettere che, seppur sia particolarmente affascinato dalle musiche popolari e ho effettuato diverse registrazione sul campo, non sono un etnomusicologo. L’etnomusicologia è una scienza che non si risolve con la semplice musicologia comparata nello studio delle tradizioni vocali e strumentali, e non si conclude con la semplice registrazione del brano (più o meno quello che ho fatto io).

L’etnomusicologia, per la sua completezza, presuppone anche specifiche conoscenze tecniche come, per citarne qualcuna, la trascrizione fedele del testo e la sua analisi, l’analisi del contesto e l’analisi melodica del brano registrato.

Il canto popolare di San Demetrio Corone

La cultura Arbëreshë (riconosciuta come una minoranza storico-linguistica Italiana dall’art. 2 della legge 482/1999) è una cultura ricca di tradizioni e di espressioni ereditate e tramandate attraverso quel virtuoso processo di trasmissione e passaggi di usi e costumi che avviene ininterrottamente di generazione in generazione.

Quella Arbëreshë (il maiuscolo è d’obbligo) di San Demetrio Corone è una cultura etnica basata essenzialmente sull’uso di una lingua e delle sue conseguenti espressioni e allora Si Paser Kambanar (Come un passero), un Vjersh Arbëreshë, un canto d’amore eseguito in lingua da due voci femminili senza accompagnamento strumentale.

Ha decisamente ragione il grande antropologo Francese Marc Augé nel suo Straniero a me stesso, la fortuna dell’antropologo è soprattutto l’aver incontrato una serie di interlocutori e il mio interlocutore è stato Pino Cacozza (artista, cultore, studioso e profondo conoscitore delle tradizioni e del canto popolare di San Demetrio Corone).

Pino mi ha raccontato delle peculiarità della lingua e del canto popolare di San Demetrio Corone, così come mi ha dato un’ulteriore conferma della dimensione dinamica e contemporanea della cultura, della tradizione e della lingua:

Questa è una cultura viva… la lingua Arbëreshë qui è una lingua viva e in quanto parlata quotidianamente è soggetta a contaminazioni e variazioni. La contaminazione è ricchezza e le variazioni avvengono grazie alla loro vitalità. Quando una lingua non varia muore, diventa una lingua morta. Quindi l’Arbëreshë è una lingua viva, viva perché si trasforma, così come si trasformano i canti popolari… (Pino Cacozza).

Come sostiene Pino Cacozza, la nascita del canto popolare di San Demetrio Corone è da attribuire alla necessità del popolo di comunicare.

Espressione popolare che condensa e assieme effonde tutti gli elementi di questa specifica comunità: la lingua e le sue espressioni, la letteratura, emozioni e sentimenti con repertori spesso connessi al ciclo della vita e alle ritualità dell’anno, così come motivi epici originari del passato albanese e versi colti scritti da poeti del passato.

Quindi Kallarn te katoqj (Scendi al magazzino), un Vjersh Arbëreshë, una serenata in lingua eseguita da due voci femminili senza accompagnamento strumentale. Si tratta di un canto considerato moderno, probabilmente nato per opera di un cantore che non riusciva a vedere l’amata nascosta in casa. Il canto diventa ironico quando si chiede alla ragazza di scendere in cantina ed accendere una luce come segnale.

I Vjershë, i Kerk e i Këngë di San Demetrio Corone

Il canto popolare di San Demetrio Corone si declina nei tipici Vjersh, nei Kërk e Këngë, versi tramandati per via orale e spesso basati su meccanismi d’improvvisazione.

Il Vjersh (che significa verso) è il canto popolare sentimentale o d’amore creato dal popolo, per il popolo e a lui destinato. Si compone di strofe, versi rimati e non rimati, a rima baciata o intrecciata, eseguiti in polifonia vocale (due voci) e senza accompagnamento strumentale da interpreti riconosciuti dalla comunità per possedere una cifra stilistica di particolare pregio, proprio come le sorelle Vincenzina e Rosina Scura di San Demetrio Corone.

Così Somenatë dita nu di (L’alba è divenuta giorno), un Vjersh Arbëreshë, un canto nuziale in lingua eseguito da due voci femminili senza accompagnamento strumentale, in genere eseguito durante il giorno del matrimonio quando la sposa lascia la casa paterna.

Il Kërk è il canto satirico e di contrasto anch’esso in versi eseguiti senza accompagnamento musicale, i versi sono spesso pungenti e a volte anche offensivi. In genere il Kërk è uno strumento usato per comunicare sdegno e a volte anche odio, un esempio potrebbe essere quello cantato per un amore non corrisposto.

Per finire, i Kënge sono i canti (anch’essi come i Kërk rielaborazione dei Vjersh) che si distinguono da entrambi per l’accompagnamento musicale prodotto da strumenti tipici della zona come zampogne, surduline, mandolini, chitarre, fisarmoniche.

Inotre, a San Demetrio Corone, si eseguono anche Vjershë colti scritti da poeti del passato connessi a specifiche ritualità, anche liturgiche, come Tek jam i thell (Dove sono sprofondato), un Vjersh Arbëreshë, un canto funebre in lingua eseguito da due voci femminili senza accompagnamento strumentale.

Il canto è in genere è intonato durante lamentazioni funebri e in occasioni cerimoniali, come il giorno iniziale della settimana dei defunti, Java e Shales (settimana delle rosalie), durante la processione al cimitero del sabato in cui, secondo la credenza popolare, i defunti escono dall’oltretomba per fare visita ai propri cari confondendosi con i vivi.

Si tratta di un canto è struggente sia per testo che per melodia, la struttura verbale è formalizzata e, benché si tratti di una libera traduzione in arbrisht del salmo 129 del De Profundis per opera di Giulio Variboba (1724-1788), è tramandato in via orale.

Shënmitrotë

E’ evidente che il canto popolare di San Demetrio Corone è un patrimonio culturale immateriale ancora vivo e vivace, capace di offrire diversi spunti interpretativi e riflessivi e Sandemetresi (Shënmitrotë in Arbëreshë) sono una comunità ospitale, ricca di tradizioni ancora vive e orgogliosa della propria complessità, in attesa di conoscere e farsi conoscere nella coerenza di una forza presentata con raffinata eleganza.

Una comunità che invito tutti a conoscere…

A presto, Sergio.

Ps: si ringrazia Vincenzina Scura, Rosina Scura e Pino Cacozza per il prezioso contributo.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

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