Sulle tracce dell’Abbazia benedettina della Santissima Trinità di Mileto in Calabria

L’abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Mileto e la sua chiesa, come prestigioso capolavoro di architettura medioevale che influenzerà i monumenti chiesastici successivi e l’universo etno-antropologico del territorio calabrese.

5 Minuti di lettura

Ci sono ruderi che capita di osservare con semplicità e di attraversare senza immaginare cosa abbiano significato davvero, ruderi mimetizzati con storie che vengono da molto lontano che spesso celano il perché e come queste storie siano nate, ruderi che raccontano storie incredibili, storie straordinarie connesse ad altre storie e sempre maestose e assieme misteriose. Sono ruderi custodi del ruolo che la storia gli ha assegnato.

Storie con personaggi noti e anche meno noti, personaggi che hanno fatto la storia, personaggi che hanno cambiato e caratterizzato per sempre luoghi, eventi, la cultura e anche tradizioni come, per esempio, Roberto il Guiscardo o Ruggero I, e ancora Roberto di Grandmesnil e Papa Gregorio VII.

Bene, probabilmente la più grande maledizione che ha colpito la Calabria si chiama terremoto, o meglio ancora terremoti, perché nel corso dei secoli la Calabria è stata colpita da una serie incredibile di terremoti catastrofici che hanno portato distruzione, morte, e spesso anche oblio. L’oblio di un passato grandioso e assieme misterioso.

Terremoti che hanno letteralmente polverizzato edifici d’incredibile cifra stilistica, prestigiosi capolavori i cui ruderi, però, continuano a ri-velare storie, storie di un passato da raccontare e su cui ri-costruire nuove immagini e nuove storie, e una di queste è quella dell’Abbazia benedettina della Santissima Trinità di Mileto.

Un inciso, l’Abbazia benedettina della Santissima Trinità di Mileto ebbe un ruolo di fondamentale importanza strategica per il processo di latinizzazione della chiesa di rito Bizantino, in un periodo storico in cui si decideranno le sorti dell’occidente con eventi e strategie che modificheranno per sempre la nostra storia. Sarà il passaggio dall’epoca Bizantina a quella Latina.

I Normanni in Calabria

I Normanni, abili conquistatori provenienti dalla Scandinavia e Duchi di Normandia, arrivarono nel meridione italiano nel 1018 e nel 1038 dal nord della Francia scesero anche i figli di Tancredi insediandosi in Puglia.

Normanni

Nel 1050 Roberto il Guiscardo s’accampò tra Castrovillari e San Marco Argentano compiendo le sue prime incursioni a Cosenza e in Sila.

Intanto Papa Leone IX, preoccupato dalla progressiva conquista Normanna dei Themi Bizantini, organizzò una spedizione, è la battaglia di Civitate (18 giugno 1053). Qui i Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo, sconfissero l’esercito papale e il Papa, fatto prigioniero e trattenuto in Puglia, fu costretto a riconoscere Umfredo d’Altavilla come conte di Puglia.

Nel 1057 Roberto il Guiscardo giunse a Reggio dove assediò la città, ma non riuscì a conquistarla e nel ritorno conquistò Sant’Eufemia e Maida, la conquista del territorio calabrese proseguì: nel 1058 Ruggero I si accampò nei pressi Vibo Valentia e nel 1059 assediò Reggio (sede del Thema Bizantino l’attuale Calabria). Questa volta Reggio fu costretta a cedere.

Così con il Primo concilio di Melfi svoltosi dal 3 al 25 agosto 1059, Papa Nicolò II incorona il Guiscardo Duca della Puglia, di Calabria e di Sicilia, in cambio il Duca riconobbe la supremazia papale.

La fondazione dell’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Mileto

Bisogna attendere il 1068-1071 con l’assedio di Bari per considerare concluso il dominio politico dei Bizantini del Sud d’Italia, con il conseguente avvio del processo di latinizzazione sia del culto che della lingua.

Accade allora che Roberto il Guiscardo scelse località Terravecchia per edificare l’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia (1062) mentre il fratello minore Ruggero I scelse i luoghi di Mileto per edificare l’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità (1080).

In questo progetto i Normanni individuarono in Roberto di Grandmesnil (abate e architetto costruttore di Cattedrali e Abbazie) colui che avrebbe dovuto latinizzare il clero per condurlo sotto l’autorità della chiesa di Roma affidandogli la costruzione e la direzione delle due Abbazie, compresa quella della Santissima Trinità di Venosa in Basilicata.

Un altro inciso, nonostante il processo di latinizzazione così avviato, il rito Greco-Bizantino in Calabria non fu mai del tutto perduto, rito ancora oggi praticato in particolare presso alcune comunità Arbëreshë così come marginalmente nell’area Grecanica.

Ma ritorniamo all’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità anche perché, nell’XI secolo, Ruggero il Normanno scelse Mileto come sua residenza e capitale della contea di Calabria e di Sicilia rendendola una dei centri culturali, politici, amministrativi, militari e religiosi più importanti della Calabria e d’Europa.

Così, Ruggero I fece costruire qui l’Abbazia di San Michele Arcangelo (di seguito conosciuta come Abbazia della Santissima Trinità), il primo Abate fu Guillaume Fitz Ingram e, nel 1120, Papa Gregorio VII vi istituì la diocesi diventando la prima sede episcopale di rito latino di tutto il meridione d’Italia.

L’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Mileto

Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Mileto in Calabria

Ruderi dell’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Mileto in Calabria

Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo fare uno sforzo d’immaginazione, vedere questi ruderi prendere vita e ricomporsi per ritornare al periodo di massimo splendore dell’Abbazia benedettina della Santissima Trinità di Mileto. In questo periodo la chiesa abbaziale rappresentava il primo edificio calabrese di evidente matrice romanica, un autentico capolavoro di architettura medioevale che influenzerà i monumenti chiesastici successivi calabresi, siciliani e di tutta l’Italia meridionale.

Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Mileto in Calabria

Ruderi dell’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità di Mileto in Calabria

Per proseguire con lo sforzo d’immaginazione possiamo vedere la chiesa a tre navate e tre absidi, lunga circa 42 metri e larga 26, con colonne greche provenienti dal Tempio di Proserpina di Hipponion (antica colonia magno greca fondata tra il VII e VI secolo a.C. e denominata Vibo Valentia a partire dal II secolo a.C.). Il campanile, invece, in origine pare fosse costituito da una torre separata dal corpo della chiesa.

E ancora, la chiesa dell’Abbazia della Santissima Trinità di Mileto doveva apparire sfarzosa, opulenta, in perfetto stile architettonico romanico, quindi caratterizzata da finestroni, portici sostenuti da colonne e con sculture, bassorilievi e decorazioni policrome con marmi e pietra calcarea.

Cattedrale di Gerace

Cattedrale di Gerace

Inoltre la chiesa abbaziale divenne, anche, chiesa mausoleo ospitando il sarcofago del conte Ruggero di Altavilla (e della sua famiglia come quello di Eremburga, sua seconda moglie) morto a Mileto il 22 giugno del 1101.

Le cronache storiche raccontano un cordoglio e un funerale solenne a cui parteciparono le più importanti cariche politiche e religiose dell’epoca. Si ricorda, per esempio, Papa Pasquale II e addirittura San Bruno che morì nello stesso anno.

Si tratta di un magnifico sarcofago di marmo bianco che, a seguito del terremoto del 1783, nel 1846 fu trasferito nella capitale del regno dai Borboni e oggi collocato nel cortile antecedente l’uscita del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Sarcofago del conte Ruggero di Altavilla

Sarcofago del conte Ruggero di Altavilla

Leggi anche: La nascita dell’Abbazia Florense di San Govanni in Fiore in Calabria

I ruderi dell’Abbazia benedettina della Santissima Trinità di Mileto

Il complesso abbaziale di Mileto fu completamente raso al suolo del terribile terremoto del 1783. Terremoto di un’intensità pari all’11° grado della scala Mercalli che ci ha consegnato un rudere che racconta ancora una storia prestigiosa, una storia in qualche modo da ricordare per decifrare nuove e antiche storie.

E prima ancora, parrebbe che nel 1080 Roberto di Grandmesnil progettò e costruì una maestosa e raffinata struttura dallo stile nordico-benedettino, rifacendosi esattamente al modello dell’Abbazia di Cluny (da cui Grandmesnil proveniva) con un modello già replicato nel 1062 nella vicina Sant’Eufemia.

Abbazia di Cluny

Abbazia di Cluny

E così, sul finire dell’XI secolo in un’area di circa 50 Km sorgevano le due Abbazie più rilevanti dell’intero Meridione, un lembo di terra evidentemente molto caro ai principi Normanni e anche al papato.

Da qui si avviò il processo di latinizzazione della chiesa di rito Bizantino, un processo che influenzerà per sempre la storia, la cultura e quindi l’universo etno-antropologico del territorio calabrese e meridionale.

A presto, Sergio.

Ps: alcune foto sono tratte da Google immagini.


Ciao, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. Vai al Blog

4 commenti
  1. Domenico Saladino
    Domenico Saladino says:

    Molto interessante riscoprire la storia dei Normanni in Calabria…sono Lametino e i Ruderi del nostro Castello sono uno dei simboli più belli ed importanti della mia città. Leggere questo articolo è stato un tuffo nella storia che ci appartiene. Complimenti Sergio.

    Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Ciao Domenico,
      “se conosci la tua storia sai da dove viene il colore del sangue che ti scorre nelle vene” (è il passo di una canzone degli Almamegretta, un gruppo musicale napoletano). Sono convinto che per conoscere e com-prendere le tradizioni, e in particolare quelle di una regione come la Calabria fortemente caratterizzata dalla presenza di culture e civiltà che nel corso della storia qui si sono stabilite, sia necessario indagare e connettere i diversi passati al presente. In questo processo storia, antropologia e archeologia si fondono, da qui il mio interesse, anche, verso abbazie, chiese, ruderi e soprattutto alle storie che oggi ci raccontano. Sicché sei di Lamezia, ti consigli di leggere l’articolo Le ceneri dell’Abbazia benedettina di Sant’Eufemia, antecedente di quale decennio a quella di Mileto e considerata il centro d’irradiazione della cultura latina nell’Italia Meridionale, e magari dirmi cosa ne pensi. In ogni modo grazie di cuore per avermi letto, condiviso e commentato.
      A presto,
      Sergio

      Rispondi
  2. Giulia Manes
    Giulia Manes says:

    Complimenti !
    Tanti spunti interessanti per me conoscere un Sud ricco di storia e multiculturale.
    Personalmente sono uno storico dell’arte e mi occupo dell’Abbazia della Ss. Trinità di Venosa… :-) di cui curo la pagina facebook piena di spunti e approfondimenti…
    Buon lavoro!

    Rispondi
    • Sergio
      Sergio says:

      Grazie Giulia e complimenti per il lavoro che fai per l’Abbazia della Ss. Trinità di Venosa, un autentico capolavoro. Ti seguirò con grande piacere!
      E’ proprio così, il nostro Sud è incredibilmente ricco di storia.
      A presto,
      Sergio

      Rispondi

Lascia un Commento

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *