La Naca di Davoli

I riti della settimana santa in Calabria: la Naca di Davoli

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La Naca di Davoli è una processione secolare. La notte del venerdì santo i fedeli accompagnano la culla con Gesù morto portando a spalla numerosi abeti illuminati da lanterne…

 

La festa non è forse prerogativa di una comunità, dunque impossibile tra nemici? (Paolo Apolito).

6 Minuti di lettura

Una prefazione, ritmica…

L’antropologo Paolo Apolito, nel suo libro Ritmi di festa. Corpo, danza, socialità, insiste sull’idea che negli esseri umani la musicalità è una dote innata. E questo perché tutti noi attraversiamo il tempo della nostra vita svolgendo azioni che hanno intrecci ritmico-musicali. Benché, molto spesso, inconsapevolmente.

In altri termini, Paolo Apolito ci invita a ri-scoprire il modo ritmico dello stare insieme. Quel preciso modo ritmico dello stare insieme a partire dalle relazioni a due, come tra amanti per esempio, per culminare nelle esplosioni di socialità, come durante la festa.

Bene. E’ evidente, allora, che ogni esperienza vitale è scandita da intrecci ritmico-musicali più o meno evidenti. Da ri-scoprire. E in questa ri-scoperta intervengono occasioni, prerogativa di una comunità, dove gli intrecci ritmico-musicali sono manifestazione di un’effervescenza palpabile. Dirompente. Esattamente come per la Naca di Davoli, in provincia di Catanzaro.

La Naca di Davoli_Foto di Fabrizio Carbone_le lanterne

Foto di Fabrizio Carbone dal Gruppo Facebook NACA Davoli

Davoli

E allora Davoli. Un comune di oltre 5.000 abitanti della provincia di Catanzaro, in Calabria, uno dei comuni del Parco regionale delle Serre calabresi. Il suo territorio, così come gran parte delle cittadine collinari in Calabria, si fraziona in due centri: la marina e l’antico borgo.

La marina ha un’evidente vocazione turistico-balneare, tra l’altro con spiagge assolutamente spettacolari. Mentre l’antico borgo continua a rappresentare il patrimonio storico e culturale, ed è esattamente nell’antico borgo che il venerdì santo si ripete l’antica tradizione della Naca. Una tradizione che si ripete, almeno, dal 1600.

C’è da dire che la Naca di Davoli, per molti, è tra le più emozionanti tradizioni di religiosità popolare della settimana santa in Calabria. Una tradizione intima, sconosciuta ai più. Qui, gli intrecci ritmico-musicali, pare, facciano da eco all’esigenza, che è assieme una dote innata, del modo ritmico dello stare insieme. Dello stare in relazione.

E allora qualche indizio. La notte del venerdì santo, una traccola, un tamburo, una banda musicale, alcuni canti funebri. E ancora, la statua del Cristo morto, la croce con la corona di spine e numerosi abeti illuminati da lanterne.

Un inciso

Gli amici di Wikipedia ci ricordano che la Naca è una processione religiosa che si svolge in numerosi centri calabresi, il venerdì che precede la Pasqua. In questa processione il soggetto principale è la Naca, che sta per culla, nella quale è adagiato il corpo di Gesù morto.

Gesù, probabilmente la persona più incredibile, misteriosa, carismatica, potente della storia dell’umanità. E persona sta per essere in relazione. Così, in e con questo essere in relazione, il Venerdì santo è il giorno in cui i cristiani commemorano la sua passione e la sua crocifissione. Più qualcos’altro.

Il qualcos’altro sta in esclusive pratiche e riti, dove nella socialità irrompe quella relazione intima e riservata tra il fedele e Gesù. Relazione intima e riservata fatta di una carica emotiva ritmica. E’ quello avviene con la Naca di Davoli.

Anche perché qui, a Davoli, durante la processione del venerdì santo i fedeli accompagnano la culla con Gesù morto portando a spalla abeti addobbati con lanterne accese. Quasi a sgravare Gesù dal peso della croce.

La Naca di Davoli_Foto di Fabrizio Carbone_La processione

Foto di Fabrizio Carbone dal Gruppo Facebook NACA Davoli

Il ritmo della Naca di Davoli

Per molti la processione della Naca di Davoli è un retaggio della dominazione spagnola. Anche se in realtà il termine dialettale Naca deriva dal greco νάκη, nake, quindi naca. Per altri sembrerebbe risalire al Medio Evo. In ogni modo appaiono del tutto evidenti gli intrecci ritmico-musicali.

Anche perché la processione parte con il suono di una traccola. Suono che comunica ai fedeli l’uscita della culla tra le vie di Davoli.

Le traccole sono strumenti musicali della trazione popolare definiti dalla etnomusicologa Roberta Tucci strumenti delle tenebre. Che prendono vita dal giovedì al sabato santo, deputati a produrre baccano, strepitio, suoni oscuri e disarticolati. In questo breve periodo dell’anno si sostituiscono all’ordinata e argentina melodiosità delle campane, rese inattive dalla circostanza rituale.

E ancora, il corteo degli abeti illuminati, con la statua del Cristo morto e la croce con la corona di spine, è accompagnata dalle note della banda musicale che suona la marcia funebre. I fedeli tutti intonano canti funebri, mentre un fedele intona Gesù mio, con dure funi, più o meno per tutta la durata della processione.

Lauda penitenziale per la Quaresima composta da San Alfonso Maria de Liguori. Un canto religioso straziante, tramandato nella tradizione popolare fino ai giorni nostri, e in varie versioni.

La Naca di Davoli_Foto di Fabrizio Carbone_banda musicale

Foto di Fabrizio Carbone dal Gruppo Facebook NACA Davoli

La traccola, le note della banda musicale, i canti funebri e Gesù mio, con dure funi accompagnano e scandiscono il passo annacato e composto del corteo. Annacato perché non è del tutto semplice portare gli abeti illuminati, spesso molto pesanti, cosi alcuni aiutano a tenere dritti gli alberi con lunghi bastoni.

Ognuno è al suo posto, quasi in una danza collettiva e connettiva, che sospende il tempo e lo spazio in un qui e ora da ri-scoprire.

Leggi anche: I riti della settimana santa in Calabria: i Battenti di Verbicaro

Gli abeti illuminati della Naca di Davoli

La Naca di Davoli prende avvio dalla Chiesa di San Pietro alle 22.00 per articolarsi lungo le vie del borgo, passando per le parrocchie di Santa Barbara e Santa Caterina. Nonché presso i diversi calvari sparsi nel centro storico.

La Naca di Davoli_Foto di Fabrizio Carbone_la Naca

Foto di Fabrizio Carbone dal Gruppo Facebook NACA Davoli

Il corteo è aperto da piccoli abeti illuminati, portati a spalla da bambini, seguono gli abeti illuminati più grandi. Il corteo si snoda in altri abeti illuminati, sempre più grandi, alcuni dietro la statua del Cristo morto, la banda musicale e il suonatore del tamburo, altri dietro la croce con la corona di spine. Seguono altri portatori di abeti illuminati, e maestosi, tutti incedono con andamento dondolante, annacato.

La Naca di Davoli_Foto di Fabrizio Carbone_la Croce

Foto di Fabrizio Carbone dal Gruppo Facebook NACA Davoli

Molti fedeli attendono il passaggio del corteo nelle piazzette del borgo, sugli usci delle case o sui balconi.

Un inciso, ogni fedele, dai bambini agli adulti, a partire dal sabato che precede il venerdì Santo, crea il suo abete da illuminare. E’ un abete prelevato da vivai autorizzati dal Corpo Forestale dello Stato e benedetto dal parroco, quindi adornato con lanterne realizzate a mano in una casa del borgo di Davoli durante i mesi precedenti. A partire da dopo il Natale.

La Naca di Davoli_preparazione delle lanterne

Foto tratta dal Gruppo Facebook NACA Davoli

Si tratta dell’albero-croce da portare a spalla durante la processione del venerdì santo. E questo per accompagnare la culla con Gesù morto, la Naca, con andamento ritmico, annacato, e illuminare, con gli abeti addobbati con lanterne accese, il suo cammino per le vie di Davoli scortandolo fino al ritorno in Chiesa.

La Naca di Davoli_Foto di Fabrizio Carbone_l'abete

Foto di Fabrizio Carbone dal Gruppo Facebook NACA Davoli

A presto, Sergio.

Ps: per approfondire si consiglia di visitare il sito ufficiale della Naca di Davoli e il gruppo Facebook. Si ringrazia Luigi Varano per alcune preziose informazioni e il gruppo Facebook per le foto da corredo all’articolo.


Ciao
, sono Sergio Straface e sono un Antropologo. Mi occupo di ricerca etnografica e lavoro nel Marketing e nel Management dei Beni Culturali e del Territorio. Qui scrivo di tradizioni popolari e folklore – ricette e food – religiosità popolare – reportage – comunità storico-linguistiche calabresi – abbazie, chiese, conventi e santuari… insomma tutto quello che ha a che fare con l’universo etno-antropologico soprattutto in Calabria. 
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2 commenti
  1. Raffaella
    Raffaella says:

    Ciao Sergio, come sempre i tuoi articoli incantano. Bellissimo. Poi in questo momento particolare, davvero emozionante…

    Rispondi

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